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Delegazione pratese in Sicilia per l'anniversario dell'assassinio del piccolo Giuseppe Di Matteo

Prato, insieme ad alcuni componenti di Libera Prato "Calogero Tramuta" anche l'assessore Maria Grazia Ciambellotti

PRATO. Una delegazione di Prato in ricordo della tragica uccisione del tredicenne Giuseppe Di Matteo, per mano della mafia, ha partecipato alla giornata di commemorazione che si è svolta a San Giuseppe Jato. Questo il resoconto fatto da Luca Soldi dell'associazione Libera Prato.

"Ventidue anni fa uomini senza alcun onore, senza rispetto rapirono e sciolsero nell'acido un ragazzo di tredici anni, Giuseppe Di Matteo.

La colpa di questo giovane siciliano era stata quella di esser figlio di un pentito che aveva deciso di parlare, di fare alcune rivelazioni sulla strage di Capaci. 

La mafia non poteva certo accettare supinamente e così decise di colpire in modo devastante la famiglia Di Matteo.

Con premeditazione e lucida follia, la mafia, organizzò uno dei più lunghi rapimenti della storia del Paese e fino dall'inizio fu ben chiaro che la fine del piccolo Giuseppe era segnata.

Il barbaro assassinio destò allora come oggi un enorme risonanza segnando una linea di demarcazione formidabile anche per certe interpretazioni romantiche che pure a fatica, arrivavano tradizione mafiosa. 

Così andare alla memoria del piccolo Giuseppe diventa anche occasione di costruire legami di vicinanza e solidarietà fra realtà apparentemente lontane. 

Ed ancora una volta la città di Prato, il coordinamento di Libera Prato "Calogero Tramuta, proprio nel giorno di questo triste anniversario, si trova a rafforzare il sentimento di vicinanza alla famiglia del piccolo Giuseppe ma anche a tutta la comunità del paese di San Giuseppe Jato.

Un legame nato da tempo, rafforzato lo scorso anno con la visita a Prato dell'allora sindaco della cittadina siciliana, Davide Licari.

Un legame suggellato, in più occasioni, dalla presenza di un nutrito gruppo di nostri concittadini ch'è stato ospite della giornata di commemorazione per la scomparsa del piccolo Giuseppe Di Matteo, ucciso barbaramente nel 1996, dopo essere stato segregato per ben 779 giorni. 

Anche quest'anno da Prato, una delegazione composta fra l'altro da don Marco Natali, l'assessore all'Istruzione, Maria Grazia Ciambellotti, Danila Testi, Rossano Nesi e Lucia Del Bigallo, non ha voluto mancare a questo momento di ricordo e testimonianza.

È stato il modo per ritrovarsi insieme nel Giardino della memoria, opera simbolica, ed importante intervento a ricordo perenne della lotta alla mafia, ma soprattutto il luogo dove oltre venti anni addietro era stato tenuto segregato, in un angusto scantinato, in un vecchio resede agricolo, lontano dalla cittadina, il piccolo Giuseppe. Un luogo di profonda memoria, simbolo di una lunghissima barbarie perpetrata nei confronti di un indifeso. Un luogo testimone di un dolore indescrivibile compiuto da coloro che non si fermano davanti a niente, oltrepassando anche quei “valori”, se così si possono chiamare, che la mafia delle origini poteva vantare.

 Adesso, quel vecchio annesso, sequestrato alla mafia, è diventato un “Giardino” proprio  grazie all’impegno da parte della comunità e dell’amministrazione comunale di San Giuseppe Jato.

E' diventare luogo di riflessione ed incontro oltreché luogo di memoria per tanti giovani non solo siciliani. Va ricordato proprio che lo scorso anno, in un importante sforzo economico il “Giardino della Memoria”, grazie alla sistemazione del tratto stradale che lo collega alla cittadina siciliana, è diventato anche più facilmente raggiungibile. Coronamento agli sforzi per i quali l'ex sindaco Licari e l’amministrazione di San Giuseppe Jato, ebbe a spendersi caparbiamente pur operando in un contesto ancora complesso. Un impegno sostenuto da tanti giovani ed associazioni come Libera che nell’occasione della commemorazione di Giuseppe di Matteo, il sindaco Licari riconobbe e rivendicò ammonendo: “La società civile è più attiva e va verso la liberazione dalla mafia”. Riconoscendo così il valore ad una vera missione come quella di tenere sempre presenti episodi come quello drammatica fine del piccolo Giuseppe. Un fatto importante per sensibilizzare le coscienze dei cittadini sia che vivano in contesti ancora complessi come quello di San Giuseppe Jato, sia che debbano essere tenuti di monito anche in città come, appunto Prato.

Un impegno forte, non solitario, quello di Davide Licari che a margine della commemorazione dell’uccisione del bambino, figlio del collaboratore di giustizia Santino Di Matteo, aggiunse: “Da parte delle istituzioni c’è l’impegno di far crescere la comunità nel rispetto delle regole”. Un impegno che però si scontra con le difficoltà quotidiane ma anche con il rinfocolare delle preoccupazioni derivanti dai possibili permessi dal carcere che potrebbero sempre venire concessi a figure tipo Brusca, ex boss di S.Giuseppe Jato, il killer che uccise il piccolo Di Matteo. A questo proposito Licari ebbe a rispondere ai cronisti: “E’ un fatto che ci rammarica. A San Giuseppe Jato vedere il ritorno di certi personaggi che si sono macchiati di efferati delitti non è tollerabile. La comunità non vuole il ritorno di personaggi mafiosi e come istituzione faremo di tutto per evitarlo”. 

Un impegno rafforzato dall'attuale sindaco di San Giuseppe Jato, Rosario Agostaro che ha detto: "Sono passati ventidue anni dal vile gesto per mano mafiosa e tanto è cambiato. Ma ancora c'è ancora tanto da fare. La mafia un giorno svanirà, bisogna crederci. Alla fine la legalità sostituirà la cultura del male".

E con l’incontro di giovedì 11 gennaio, Libera Prato, la nostra città, ha voluto rinnovare l’impegno alla memoria ed alla liberazione dalle mafie. La giornata si è svolta nella mattina con il saluto da parte dell'attuale amministrazione comunale, del presidio Libera nella Valle dello Jato, accompagnate dalle parole di don Marco Natali.

Alcuni ragazzi dell'Istituto Riccobono hanno poi raccontato la tragica storia del piccolo Di Matteo. Dopo la deposizione dei fiori e la presentazione del laboratorio espressivo all'interno del Giardino della Memoria la giornata è proseguita in Piazza Falcone e Borsellino con la deposizione di alcune targhe in memoria.

La giornata si è conclusa al centro diurno di San Giuseppe Jato con la proiezione del film: "Sicilian Ghostbuster Story" di Antonio Piazza e Fabio Grassadonia. 

Intanto preme sottolineare che Santino Di Matteo, il padre di Giuseppe, è stato ormai espulso dal programma di protezione, perché all'epoca tornò in Sicilia per provare a liberare il figlio da solo. Adesso, ha deciso di intraprendere una battaglia legale: ha fatto ricorso contro il suo allontanamento dal programma previsto per i collaboratori di giustizia. Il Tar gli ha dato ragione, il Consiglio di Stato no, ma i giudici hanno comunque ribadito che è a rischio per le sue rivelazioni e deve essere ancora protetto. Ha ricordato proprio in queste ore l'avvocato Monica Genovese: "I collaboratori di giustizia restano uno strumento fondamentale per la lotta la mafia" .

Il sindaco Rosario Agostaro con...
Il sindaco Rosario Agostaro con l'assessore Maria Grazia Ciambellotti

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La delegazione pratese a San Giuseppe Jato

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La cerimonia per l'uccisione di Giuseppe Di Matteo

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