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Il seno artificiale col cuore di mucca

Il seno artificiale col cuore di mucca

Il laboratorio del Gruppo Brachi ha lavorato alla ricerca che consentirà di usare il pericardio bovino in chirurgia

PRATO. Coi test sui tessuti ci sanno fare, da quarant’anni a questa parte. Solo che stavolta non si parla di campioni di stoffa o pellame da analizzare per l’industria della moda. I tessuti sono vivi, quelli della membrana che avvolge il cuore dei bovini. Dai laboratori pratesi del Gruppo Brachi, gli unici accreditati per le analisi tessili con proprie sedi in Cina e Bangladesh, passa una nuova speranza per la chirurgia ricostruttiva della mammella grazie al pericardio bovino “decellularizzato” impiegato dopo interventi chirurgici importanti: mastectomie, ernie inguinali e tutti quei casi in cui occorre introdurre nell’organismo umano dei supporti di provata tollerabilità.

Ed è qui che entra in gioco Brachi Testing Services che, insieme allo Studio Tecnico Brachi e al network 4sustainability, fa parte di un grande gruppo che si occupa di controllo della qualità e guarda al mondo pur mantenendo salde radici a Prato. Compare il nome dell’azienda pratese fondata nel 1977 da Primo Brachi tra le pagine della rivista medica specialistica “Journal of the Mechanical Behavior of Biomedical Materials” che, di recente, ha pubblicato un importante studio sull’utilizzo chirurgico del pericardio bovino in cui è coinvolta appunto la realtà di Brachi insieme all’università di Roma Tor Vergata.

Sotto la lente d’ingrandimento del quartier generale di via Fonda di Mezzana, nel Macrolotto 2, le proprietà meccaniche del pericardio come la resistenza alla trazione e allo scoppio, alla luce delle altre possibilità offerte dal “mercato” (le protesi in silicone) con il rischio però del rigetto. «Si tratta della possibilità di utilizzare la membrana che riveste il cuore dei bovini nelle operazioni di ricostruzione necessarie dopo interventi chirurgici importanti», spiega il direttore tecnico Giancarlo Di Blasi che ha seguito insieme ad altri tecnici e studiosi il progetto. Il pericardio bovino, com’è noto, ha numerose applicazioni biomedicali tra cui la riparazione dei legamenti, la rigenerazione ossea e cartilaginea, la sostituzione di tessuti molli.

Ma la sua efficienza dipende dal protocollo di “decellularizzazione” adottato: tutto è giocato, in pratica, sulle caratteristiche meccaniche degli impianti realizzati con biomateriali naturali. Per questo Brachi ha contribuito a sviluppare un nuovo protocollo per una biomassa derivante da pericardio bovino. «Fermo restando che il nostro core business è legato ai servizi specifici per l’industria della moda, può capitare di confrontarsi con ambiti diversi come la ricerca medica e scientifica – spiega il direttore marketing Giulio Lombardo – Un impegno trasversale che, al di là del business e del ritorno economico, mette a disposizione le nostre competenze e strumentazioni testimoniando in qualche caso la nostra vicinanza al territorio, come dimostrano le collaborazioni passate con l’Opificio delle Pietre Dure di Firenze». Il riferimento è al restauro di prestigiosi manufatti come il saio appartenuto a San Francesco d’Assisi

e alcuni arazzi: in passato l’Opificio s’è rivolto ai laboratori di Brachi per le prove di resistenza sui tessuti e le indagini sulle fibre originali. Non è un caso che Primo Brachi sia docente di restauro di arazzi e tessuti antichi proprio all’Opificio.


 

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