Quotidiani locali

Creaf, per i giudici non è stato provocato un danno erariale

La Corte dei Conti se ne lava le mani: la competenza sui gettoni degli amministratori è del giudice ordinario

PRATO. Il Centro ricerche e alta formazione ha inghiottito in poco più di dieci anni oltre 20 milioni di euro di fondi pubblici senza ottenere e nemmeno avvicinarsi allo scopo per il quale era nato, ma pur essendo partecipato per l’81,69% dalla Provincia e per il 10,76% dal Comune di Prato, non può essere definito una società pubblica e nemmeno “in house”. Per questo, secondo la Corte dei Conti, i compensi erogati agli amministratori non rappresentano un danno erariale e l’eventuale danno dovrà essere accertato dal giudice ordinario.

Questa la sostanza della sentenza depositata lo scorso 3 gennaio dalla sezione toscana della Corte (presidente Amedeo Federici, consiglieri Nicola Ruggiero e Chiara Vetro) nel procedimento promosso nel 2016 dalla Procura regionale, che invece contestava un danno erariale di 76.129 euro per i compensi percepiti dal presidente Luca Rinfreschi (tra il 2011 e il 2012), dai consiglieri Aldo Burresi, Gianmario Bacca, Veronica Melani e dai sindaci revisori Massimo Longini, Giovanni Picchi e Marco Bini. Briciole, per carità, rispetto al pozzo senza fondo che ha bruciato milioni e milioni di euro, ma in questo caso era in gioco un principio, quello secondo il quale se percepisco compensi con soldi pubblici, un giorno o l’altro potrò essere chiamato a rifondere un danno erariale, nel caso si dimostri che quei soldi sono stati spesi male.

Così evidentemente non è, in forza, spiegano i giudici, di una precedente sentenza della Corte dei conti su un caso simile (la numero 17 del 12 luglio 2016) nella quale ci si appoggiava alla giurisprudenza della Corte di Cassazione: “Nell’ipotesi di danno arrecato al patrimonio della società partecipata da enti pubblici, attesa la natura di ente privato della società e l’autonomia giuridica e patrimoniale di essa rispetto al socio pubblico, la giurisdizione appartiene al giudice ordinario”. Tecnicismi giuridici non facili da capire, ma che in questo caso fanno tutta la differenza del mondo. Alla fine ha avuto ragione il pool di avvocati difensori guidato da Mauro Giovannelli e composto anche da Daniele Braccini e Lucia Giagnoni.

Ben diversa l’impostazione della Procura regionale, che ha ripercorso la travagliata storia del Creaf ricordando che oltre dieci anni non erano stati sufficienti per completare anche solo il primo lotto della ristrutturazione del capannone acquistato a peso d’oro in via Galcianese e che la società risultava avere un solo dipendente, “evidentemente insufficiente anche rispetto ai meri adempimenti necessari per svolgere le funzioni di stazione appaltante”. Pur essendo di fatto una scatola vuota, ha poi ricordato la Procura, la società ha tuttavia erogato agli organi di amministrazione e di controllo “emolumenti per complessivi 76.129 euro”, un atto di spesa pubblica “privo di qualsivoglia razionale giustificazione”. Questo secondo la Procura era da considerarsi un danno erariale. Tra i rilievi mossi agli amministratori e ai sindaci revisori c’era anche il fatto che nessuno a un certo punto avesse

alzato una mano e proposto di mettere in liquidazione la società, una proposta, scrivono i giudici che “anche se bocciata dall’assemblea dei soci avrebbe trasferito sugli enti soci, e sui corrispondenti enti decisori, la responsabilità (anche erariale) di un’impasse finanziaria senza sbocco”.

I COMMENTI DEI LETTORI

TrovaRistorante

a Prato Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro