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Contratti scaduti e ferie da smaltire: infermieri sotto stress

Prato, i sindacati chiedono un incontro col direttore generale. «C’è in ballo la qualità dei servizi sanitari erogati»

PRATO. L’infermiera che, dopo due notti di fila, avrebbe diritto al riposo compensativo come da contratto e che invece viene richiamata in corsia all'ultimo tuffo: in nome della pronta reperibilità, ha sacrificato il giorno libero e magari anche l'unico momento per stare con la famiglia. La sua collega costretta alle ferie “forzate” dall’azienda sanitaria perché è stato deciso che deve smaltire ben 300 giornate residue entro il prossimo dicembre. L’operatore socio-sanitario che deve uscire dal reparto per fare il “portantino” e spingere le barelle nelle ore notturne, lasciando sguarnite le stanze della degenza: il servizio di trasporto pazienti da un reparto all'altro è stato tagliato di quattro ore.

Cronache quotidiane lungo i corridoi dell’ospedale Santo Stefano, un disagio che viene raccolto dalle organizzazioni sindacali che, non a caso, il 3 ottobre scorso hanno chiuso una campagna di raccolta firme per dire stop alla reperibilità obbligatoria (dovrebbe essere solo su base volontaria) con 213 adesioni di infermieri e Oss dei reparti di chirurgia e medicina. Per questi motivi Cgil, Cisl e Uil hanno lanciato la proposta di un piano straordinario su Prato, chiedendo un faccia a faccia a Prato con il direttore generale dell’Usl Toscana Centro Paolo Morello Marchese. Sì perché da una parte Oss e infermieri devono smaltire le ferie entro dicembre, dall’altra non sono stati rinnovati i contratti interinali che erano stati utilizzati durante il periodo estivo quando comunque non si lavorava a regime pieno come invece avviene adesso con l’inverno e tutti i suoi malanni alle porte. E questo, secondo i sindacati che si dicono pronti a iniziative di mobilitazione dichiarando lo stato di emergenza, rischia di inceppare la macchina ospedaliera pratese dove la carenza cronica di personale rappresenta un unicum. La coperta è corta soprattutto per gli Oss: per garantire un livello di servizio ottimale nei reparti di ne servirebbero altri 23, oltre a otto infermieri. «Serve un piano straordinario di rientro delle ferie come quello che è stato presentato l’estate scorsa: a Prato veniamo da una situazione di carenza cronica che si trascina da anni», tuona Simone Baldacci della Fp-Cgil. Numeri alla mano, se negli ospedali fiorentini (escluso Careggi) si conta un infermiere ogni dieci posti letto, a Prato il rapporto è di uno a 14 o, ancora peggio, di uno a 16.

A fronte di questo gap Massimo Cataldo della Cisl Fp pone un interrogativo: «In tale contesto come si fa a parlare di ampliamento dell’ospedale e di nuovi padiglioni senza una dotazione adeguata di personale? Il ricorso all’istituto della pronta reperibilità è ormai diventato strutturale per tamponare le carenze d’organico mentre dovrebbe sopperire alle emergenze reali». Vero che in tutta l’Usl Toscana Centro nell'ultimo anno sono andate in pensione 150 persone, ma ne è stata sostituita prima dell’estate solo la metà. E a fine settembre è stato bloccato l’ingresso di 101 Oss a tempo determinato per i tagli imposti dalla Regione che hanno determinato lo stop a nuove assunzioni. La posta in gioco, secondo i sindacati, è alta: c'è di mezzo la qualità dei servizi sanitari erogati.

«L’abuso della pronta reperibilità impedisce

il recupero psicofisico del personale - lamenta Patrizia Pini della ?Uil Fpl - In attesa della convocazione da parte del direttore generale Morello, ci appelliamo alle istituzioni a tutti i livelli perché si adoperino per risolvere questa situazione».


 

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