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Mostro di Firenze: l'ex legionario, il medico e i dubbi dell'avvocato

Il secondo nome nella nuova inchiesta sugli otto duplici delitti è quello di un dottore che ha esercitato anche a Prato e ora risiede a Dicomano, nel Mugello

PRATO. Il secondo nome nella nuova inchiesta sui delitti del cosiddetto "mostro di Firenze", gli otto duplici omicidi compiuti in provincia di Firenze dal 1968 al 1985, è quello del medico Francesco Caccamo, 86 anni, residente a Dicomano. Un nome che si affianca a quello dell'ex legionario pratese Giampiero Vigilanti, 87 anni, emerso nei giorni scorsi, e che finora non era stato citato nelle cronache perché gli inquirenti avevano raccomandato ufficiosamente discrezione, in ragione della condizione del personaggio.

Così come per Vigilanti, ufficialmente non si sa per cosa sia indagato l'anziano medico di Dicomano, se per concorso in omicidio, favoreggiamento o reati legati al possesso di armi. Il suo nome però era stato fatto già mercoledì 26 luglio dallo stesso Vigilanti davanti alla porta della sua abitazione in via dell'Anile, a Prato. Vigilanti sembrava non ricordarlo con precisione, per questo era rientrato in casa e ne era riuscito con un "asciughino" che riproduce la mappa della Sicilia, indicano il comune di Caccamo. "Ecco, si chiama così" aveva detto.

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Caccamo è stato il medico di famiglia di Vigilanti molti anni fa e ha esercitato anche a Prato prima di ritirarsi nel Mugello. Il suo nome potrebbe essere stato fatto da Vigilanti già nel 1985, quando fu perquisito la prima volta dai carabinieri, e forse anche nel 1994, quando subì la seconda perquisizione nel corso della quale gli furono sequestrati 176 proiettili Winchester calibro 22 serie H. Se così fosse, la magistratura avrebbe avuto tutto il tempo di fare accertamenti approfonditi sul medico di Dicomano, che al momento sembrano non aver portato a nulla. Di lui verosimilmente è tornato a parlare Vigilanti nei suoi numerosi interrogatori come persona informata sui fatti che ha avuto coi carabinieri del Ros e coi magistrati fiorentini.

Intanto l'avvocato difensore di Vigilanti, Diego Capano, esprime i primi dubbi. "Ha conosciuto Pietro Pacciani e dice di aver conosciuto di vista anche Mario Vanni e Giancarlo Lotti? - ha detto Capano - Non ci vedo nulla di strano: se Vanni e Lotti erano amici di Pacciani e il mio assistito conosceva Pacciani può averli incrociati". L'avvocato è convinto che dietro alle coincidenze non ci sia nulla. Semmai nota una stranezza di altro tipo. "Stiamo discutendo di una cosa a scatola vuota - spiega - Non mi risulta che Vigilanti abbia ricevuto alcun avviso di garanzia, non si sa esattamente per cosa sia indagato e non c’è un verbale di perquisizione in tempi recenti. Per questo sono perplesso e mi chiedo qual sia lo scopo di far sapere pubblicamente che esiste un’indagine di questo tipo".

Dalla Procura di Firenze non arrivano aiuti in questo senso, se non le poche parole pronunciate mercoledì dal procuratore Giuseppe Creazzo, che in sostanza ha fatto capire due cose: che un’indagine c’è e che l’ipotesi di collegamenti tra gli otto duplici delitti del mostro e la strategia della tensione non ha trovato al momento alcun riscontro. Lo stesso Paolo Canessa, che ha iniziato la nuova indagine nel 2013 a Firenze prima di diventare procuratore capo a Pistoia lasciando il fascicolo al collega Luca Turco, liquida la domanda del cronista con una risata e oppone un cortese rifiuto.

E poi c’è la questione delle quattro pistole detenute regolarmente da Vigilanti, tra cui una Beretta calibro 22 (lo stesso modello usato dal mostro), di cui è stato denunciato il furto nel 2013. All’avvocato Capano non risulta che su quelle armi siano stati compiuti accertamenti balistici.

Uno meno sicuro di sé di quanto non lo sia Giampiero Vigilanti difficilmente avrebbe accolto senza problemi i cronisti che mercoledì mattina si sono presentati davanti al cancello della sua abitazione in via dell’Anile, al Cantiere. E pur essendo associato all’inchiesta sul mostro di Firenze fin dal 1985, quando fu perquisito, non avrebbe esibito, come invece fa, un paio di foto di una sua vecchia auto, molto simile alla Lancia Fulvia rossa avvistata da alcuni testimoni vicino al luogo di uno degli otto duplici omicidi. Le foto sono in cucina, accanto a quelle che ritraggono Vigilanti da giovane a Vicchio e a quelle in cui indossa l’uniforme della Legione straniera francese.

Anche l’avvocato Capano ha avuto modo di parlare con Vigilanti mercoledì e lo ha trovato estremamente tranquillo, la stessa impressione avuta dai cronisti. Nonostante l’età avanzata, l’ex legionario appare molto lucido e non stupisce, a prescindere dagli elementi indiziari in mano alla Procura (che devono pur esserci) che nei numerosi interrogatori a cui è stato sottoposto, sempre come persona informata sui fatti e mai come indagato, non abbia fornito elementi utili o decisivi per lo sviluppo dell’inchiesta. Che però va avanti, per ora a fari spenti.

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