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«Il Creaf non serviva ieri, non servirà domani» 

Prato, è il giudizio di Andrea Cavicchi, presidente Confindustria Toscana Nord sezione moda. Le interrogazione in Regione di Fi e M5S

PRATO. «Il tessile di Prato non aveva bisogno ieri, non ne ha oggi e non ne avrà domani di un centro di ricerca e formazione. Le imprese del tessile pratese, eventualmente, hanno bisogno di sviluppare tematiche specifiche ma per rispondere alle quali esistono già, nel distretto, tre strutture sviluppate e che hanno progetti interessanti: il laboratorio del Buzzi, il Pin e Tecnotessile». Andrea Cavicchi, imprenditore, ex presidente di Confindustria Toscana Nord, oggi presidente della sezione moda di Confindustria d’area nonché presidente del centro fiorentino per la moda italiana e della Fondazione Pitti Discovery, riguardo all’idea della Regione e del Comune di disotterrare – a morte già avvenuta con un fallimento dichiarato il 28 febbraio scorso – quello spreco di denaro pubblico per 22 milioni di euro che è stato il Creaf, decisamente non la manda a dire.

Come ha ribadito pochi mesi or sono nell’audizione in commissione controllo e garanzia presieduta dal consigliere di opposizione Giorgio Silli (non certo voce solitaria, la bocciature del Creaf è venuta da tutte le categorie economiche) «un centro di ricerca sul settore produttivo più forte del distretto – afferma Cavicchi – non ha alcuna utilità ed è assolutamente incomprensibile il motivo per il quale, oltretutto, si rispolvera il progetto in un immobile non adeguato».

Non solo. «Quel che semmai occorre all’imprenditoria locale – prosegue – composta in prevalenza di piccole e medie aziende, è di poter essere messa in rete con altre realtà nazionali e internazionali per uno scambio di saperi e tecnologia. Ma su questo fronte Confindustria offre servizi da almeno tredici anni e con una struttura ridotta al minimo: bastano una stanza e un telefono. Intendiamoci – conclude Cavicchi – sono assolutamente favorevole all’innovazione, ma prima c’è bisogno di capire di che cosa le imprese hanno davvero bisogno. Credo che per risolvere i problemi attuali le tre strutture che fanno ricerca, Pin, Buzzi e Tecnosistemi, siano assolutamente sufficienti. Ce le abbiamo già, funzionano bene, dunque valorizziamole».

E invece no. La scelta del Comune, per voce del sindaco Matteo Biffoni che nell’ultima seduta del consiglio comunale ha risposto a una interrogazione del Pd Antonio Napolitano che chiedeva come poter rientrare da uno spreco di decine di milioni, è stata quella di riaffermare l’opportunità di buttare un altro paio di milioni sull’immobile di via Galcianese «per evitare lo scandalo, questo sì, di perdere un investimento pubblico già fatto». Soldi però delle Regione, come ha confermato l’assessore regionale alle attività produttive Stefano Ciuoffo e ribadito al sito Tv Prato il governatore Enrico Rossi. Insomma l’immobile di via Galcianese, 12. 000 metri quadrati di spazio, se l’offerta verrà accettata dal curatore fallimentare prima dell’asta giudiziaria, entrerà nel patrimonio regionale (con una variazione di bilancio in corso d’opera) per diventare, sotto la gestione fiorentina, quel che non è riuscito a essere nell’arco di circa 13 anni: un centro di ricerca e incubatore per imprese generiche. Meglio se condotte giovani, però.

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Due, per il momento le interrogazioni depositate in Regione: la prima di Stefano Mugnai, capogruppo di Forza Italia, l’altra del consigliere 5 Stelle Gabriele Bianchi. Nella prima il capogruppo azzurro definisce il Creaf «un pasticcio», chiede la risposta scritta, entro 60 giorni, a 8 quesiti tra i quali «se la Regione sia disponibile alla rinuncia dei propri crediti vantati verso il Creaf»; «se sia disponibile a versare ulteriori contributi milionari»; «se sia stato calcolato il rapporto tra costi e benefici» dell’operazione; «se si disponga di un business plan che preveda una conduzione dell’immobile economicamente e finanziariamente adeguata alla copertura dell’ulteriore investimento e dei costi di gestione»; «se la Regione abbia valutato l’ipotesi di chiamare a rispondere dell’evidente danno erariale coloro che hanno ideato e condotto con esiti fallimentari il progetto Creaf».

Per il consigliere 5 Stelle, «lo scempio» riguarda anche il fatto «che mentre Pd e Rossi trovano 3 milioni da buttare nel Creaf scrivono nero su bianco di voler ritardare al 2018 ogni misura di sostegno al reddito delle centinaia di migliaia di toscani in povertà assoluta».

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