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La vita è senza ferie, ma è dolce come il miele

Prato: Iacopo Minuzzo, 30 anni, laureato in Scienze politiche, si è inventato un mestiere e ora vive grazie all’apicoltura

PRATO. In tasca ha una laurea in scienze politiche. E' il suo bagaglio culturale ma anziché lavorare nell'ambito per il quale ha studiato ha preferito fare tutt'altro: l'apicoltore. E' la storia di Iacopo Minuzzo, 30 anni di Cantagallo, che dal 2012 porta avanti questa attività con successo. E' giovane ma ha già una solida esperienza in questo campo. Dopo aver terminato gli studi universitari, Iacopo vola a New York, un'esperienza che gli permette, oltre che di lavorare, di masticare l'inglese. Negli Usa per tre mesi fa il cameriere poi rientra in Italia e rimane nel settore alberghiero per poi approdare nell'apicoltura.

«Mio padre - racconta Iacopo Minuzzo - si occupava di tessile e per hobby aveva qualche arnia. Così ho provato ad affiancarlo, diciamo che ho fatto una sorta di stage per capire se questo lavoro poteva piacermi o meno. Mi sono informato presso apicoltori esperti sull'attività che sarei andato a svolgere e se questa mi permetteva di mantenermi. La cosa mi è piaciuta e oggi mi ritrovo ad essere apicoltore».

In dotazione dal padre, Iacopo riceve 80 arnie che nel corso degli anni sono aumentate fino alle 300 di oggi. Numericamente vuol dire che in inverno le api sono circa 20mila, nel periodo di produzione (da aprile ad agosto) grosso modo 70mila. Minuzzo ha l'azienda agricola "La bottega del miele" che, come dice il nome stesso, è specializzata nella produzione, appunto, del miele. C'è quello di acacia, di castagno, il millefiori e poi il tiglio. Vende all'ingrosso e anche al dettaglio come ogni sabato in piazza del Mercato nuovo a "Terra di Prato".

«Produco miele - racconta il giovane - e poi pappa reale anche se in quantità minore, quindi il polline e un po' di cera. Inoltre, creo gli sciami che vengono presi da chi vuole iniziare questa attività». Non si tratta di un mestiere facile quello dell'apicoltore. Ma Iacopo ormai c'è abituato e non gli pesa. Le vacanze, ad esempio, sono un ricordo lontano. «Nel mio settore - specifica l'apicoltore - non ci sono giornate tipo e quando c'è un lavoro a scadenza non si può rimandare. Lo scorso anno ho fatto solo tre giorni di vacanza ad agosto e basta. Il periodo più tranquillo è da novembre a gennaio, per il resto si lavora sempre. Ad agosto - prosegue Minuzzo - la sveglia suona anche prima delle 5,30 dato che durante il momento più caldo della giornata resto a casa. Non mi pesa, ci sono abituato, anzi adesso c'è la voglia di ricominciare e il momento della produzione è prossimo».

Iacopo Minuzzo sposta le sue arnie in varie zone, si chiama nomadismo delle api. Le porta nei luoghi dove ci sono le piante fiorite. A Cantagallo, ad esempio, le acacie fioriscono a maggio; ecco allora che l'apicoltore trasferisce lì parte delle sue arnie affinché le api arrivino ai fiori di questa pianta. Una vita breve quelle delle api: dai 40 giorni di vita durante la primavera fino a un massimo di sei mesi in altre stagioni. Iacopo ha dimestichezza con questi insetti così laboriosi, sembra quasi coccolarli quando si avvicina alle arnie. Indossa la maschera protettiva e i guanti ma non manca ugualmente qualche puntura che le api gli lasciano per "ricordo".

«Fa parte del mestiere - sorride - un po' fastidioso ma niente di che». E se è vero che il miele lo producono le api è altresì vero che che questo va preparato per la vendita, un'operazione che Minuzzo svolge presso il suo laboratorio a Cantagallo. «A volte si sta in piedi fino a tardi - commenta - Ma è ciò che ho scelto di fare, mi piace e ci metto tanta passione». La bella stagione è ormai alle porte, le piante sono in fiore e per Iacopo e le sue api inizia il lavoro.

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