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Processo money transfer: multa e confisca per la Bank of China

Terminata l'udienza preliminare nata dall'inchiesta sull'enorme flusso di denaro (oltre 4 miliardi) spedito dall'Italia, in particolare da Prato, verso la Cina

PRATO. La Bank of China ltd, filiale di Milano, ha patteggiato una sanzione pecuniaria da 600.000 euro e quattro funzionari della stessa filiale italiana - sempre con patteggiamento - sono stati condannati a due anni (pena sospesa) per riciclaggio nell'ambito dell'inchiesta sul trasferimento dall'Italia alla Cina di oltre 4 miliardi di euro tramite sportelli money transfer. E' una delle decisioni prese oggi, 17 febbraio, dal gup di Firenze Anna Liguori, al termine dell'udienza preliminare con 297 imputati nata dalle inchieste Cian Liu e Cian Ba che negli anni scorsi avevano portato alla scoperta di un ingente flusso di denaro dall'Italia, in particolare da Prato, verso la Cina. Per la banca, il gup ha ordinato la confisca di 980.000 euro, somma intesa come profitto del reato. Per i quattro funzionari che hanno patteggiato (Yang Xuepeng, Can Fan, Ngai Fa Yu e Ye Jianpeng) è stata esclusa l'aggravante di aver agito con il metodo mafioso.

La vera sorpresa, forse, è l'assoluzione di uno dei principali imputati, Cai Jianhan, dalle accuse più gravi (tra cui l'associazione a delinquere di stampo mafioso, di cui era considerato promotore). Per altri imputati di spicco, Luciano, Fabrizio e Andrea Bolzonaro, soci della famiglia cinese Cai nella catena di sportelli Money2Money, sono arrivate altrettante condanne col rito abbreviato, rispettivamente a 4 anni, tre anni e 10 mesi e tre anni e 6 mesi di reclusione. Wu Rongxiao e Wu Zhengmian, difesi da Giuseppe Nicolosi e gestori dello sportello di via Cavour a Prato, sono stati condannati rispettivamente a due anni e tre anni e 6 mesi di reclusione. Ventotto imputati, difesi tra gli altri da Olivia Nati, Tommaso Magni e Sabrina Serroni, sono stati prosciolti perché il fatto non sussiste, altri quatto perché il reato è prescritto, un'altra ventina da un singolo capo d'imputazione. Altri tre imputati, Cao Mitun, Zhao Yunxi e Xiao Wenmin, hanno patteggiato una pena di due anni. Tra i difensori degli imputati figurano anche gli avvocati pratesi Alberto Rocca, Antonino Denaro e Federico Febbo.

Fatti due conti, oltre 200 imputati sono stati rinviati a giudizio, ma il processo sembra avviato su un binario morto, perché è quasi certo che molti reati cadranno in prescrizione, anche quelli di chi oggi è stato condannato per associazione a delinquere semplice, che si prescrive in sette anni e mezzo. Come detto, è caduta l'accusa di associazione di stampo mafioso e anche l'aggravante dell'articolo 7 della legge 203/91, cioè l'aver agito con metodi mafiosi. Se le contestazioni fossero rimaste in piedi, i termini di prescrizione si sarebbero allungati, ma così non sarà. Caduti anche molti reati fiscali, perché nel frattempo la legge è cambiata ed è più favorevole agli imputati.

L'ipotesi della Direzione distrettuale antimafia,

nel 2010, quando scattarono i primi arresti, era che decine di confezionisti e imprenditori cinesi riciclassero il provento dell'evasione fiscale per inviare ingenti somme di denaro in Cina, in molti casi per pagare partite di tessuti sui quali poi avrebbero continuato a non pagare le tasse.

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