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Brucia un capannone-rifugio, un morto: a Firenze la protesta dei rifugiati

Tragedia a Sesto Fiorentino nell'ex mobilificio Aiazzone dove vivevano un'ottantina di stranieri. Manifestazione sotto la prefettura: "Alì morto per colpa dello Stato". L'uomo era tornato nel capannone per prendere i documenti necessari per ricongiungersi alla moglie. La Procura apre un'inchiesta

SESTO FIORENTINO. È di un morto e due feriti, che non sarebbero gravi, il bilancio di un incendio scoppiato nella tarda serata di giovedì 11 gennaio nell'ex mobilificio Aiazzone a Sesto Fiorentino (Firenze), da due anni occupato e dove vivevano un'ottantina extracomunitari, per lo più somali. Al divampare delle fiamme, scoppiate per cause da accertare, tutti si sono salvati tranne Ali Muse Mohamud, 44enne somalo, regolare in Italia. È stato ritrovato all'interno del fabbricato dai vigili del fuoco, intervenuti con 35 uomini e più mezzi. Le condizioni dell'uomo sono apparse subito critiche, è stato a lungo rianimato, inutile poi la corsa in ospedale.
 
Portati via dall'ambulanza anche altri due stranieri intossicati: dal 118 si spiega che le loro condizioni non sarebbero preoccupanti. Lo stabile che un tempo ospitava il mobilificio Aiazzone, in via Avogadro, era stato occupato nel dicembre 2014 da una cinquantina di extracomunitari, tutti, secondo quanto spiegato all'epoca dal Movimento di lotta per la casa, profughi richiedenti asilo che erano stati in precedenza ospitati per alcuni mesi in strutture di accoglienza.
 
VIDEO: IN FIAMME UN CAPANNONE OCCUPATO DAI MIGRANTI
 
Sesto Fiorentino, in fiamme capannone occupato da migranti: le prime immagini Decine di migranti avvolti in coperte, vigili del fuoco al lavoro. Sono le immaginida Sesto Fiorentino - Firenze - dove si è sviluppato un grosso incendio in un capannone dormitorio occupato da un centinaio di migranti per lo più di origine somala, eritrea ed etiopevideo di Claudio Giovannini
 
Una comunità poi praticamente raddoppiata. Per loro ora la notte è proseguita in tenda: il sindaco di Sesto Fiorentino, Lorenzo Falchi, è arrivato a sua volta in via Avogadro dove sono intervenuti carabinieri, polizia, vigili urbani, protezione civile e sanitari, ha cercato soluzioni contattando anche i comuni vicini e la prefettura. Ma gli extracomunitari non hanno voluto andarsene, non volevano dividersi. Sono rimasti vicino all'ex capannone: per loro, nell'attesa, distribuite coperte e bevande calde, date le rigide temperature. Proprio per il freddo era stato montato anche un punto medico avanzato. Alla fine è stato deciso di allestire due grandi tende, nella vicina piazza Marconi.
 
Intorno alle due si è poi concluso l'intervento dei pompieri: spente le fiamme, ultimate le verifiche all'interno dell'immobile, suddiviso in tanti locali dagli occupanti, per accertarsi che non ci fosse qualcun altro. I controlli sono stati negativi: nessun disperso, hanno confermato i vigili.

MANIFESTAZIONE A FIRENZE DAVANTI ALLA PREFETTURA

Un gruppo di circa 50 stranieri che occupavano il capannone andato a fuoco a Sesto Fiorentino si è radunato davanti alla sede della prefettura a Firenze insieme ad alcuni esponenti del Movimento di lotta per la casa. I manifestanti hanno gridato "vergogna, vergogna" e hanno esposto alcuni striscioni, tra cui quello con la scritta "Vogliamo una casa e una vita dignitosa". In un altro striscione si attribuisce allo Stato la colpa di quanto successo. Alcuni si sono quindi distesi a terra per bloccare il traffico. Alcuni degli occupanti dello
stabile hanno srotolato lo striscione con la scritta "Ali Muse  morto per colpa dello Stato".
 
 
L'uomo che ha perso la vita la notte scorsa nel rogo del capannone a Sesto Fiorentino "morto, secondo quello che hanno detto i sopravvissuti, perché rientrato per cercare di recuperare i documenti, che per lui erano la cosa più importante perché cercava di ricongiungersi alla moglie e ai due figli che abitano in Kenya", racconta Serena Leoni, coordinatrice dell'associazione "Medici per i diritti umani", che assiste la comunità che occupava lo stabile. Ci sono stati attimi di tensione a Firenze durante la protesta degli stranieri, che si erano rifugiati nell'immobile andato alle fiamme a Sesto Fiorentino, quando i manifestanti hanno spinto il portone d'ingresso del palazzo che ospita la prefettura. Sono intervenute le forze dell'ordine che si sono frapposte tra l'ingresso alla prefettura e la folla degli stranieri. È stato così evitato che i manifestanti continuassero a colpire il portone.
 
OCCUPATO PALAZZO STROZZI, STOP ALLA MOSTRA DI AI WEIWEI
 
I manifestanti, dopo aver abbandonato la strada dove si trova la prefettura, si sono spostati, sempre nel centro di Firenze, in Palazzo Strozzi e hanno tentato di fare irruzione nella mostra del pittore cinese Ai Weiwei. Gli stranieri - i manifestanti manifestano sono quelli che hanno occupato il capannone che andato a fuoco e nel quale è morto un uomo - sono riusciti a salire le scale, nonostante il blocco dei funzionari delle forze dell'ordine, ma sono stati fermati quando è stata chiusa la porta di accesso alle sale. L'ingresso alla mostra è bloccato e la protesta sta continuando dentro il palazzo. Sulle scale è stato di nuovo srotolato lo striscione con scritto "Ali Mouse è morto per colpa dello Stato". Verso le 17 la mostra è stata riaperta, dopo la chiusura dalle 13 per  l'occupazione delle scale d'ingresso da parte di una cinquantina di manifestanti, tutti stranieri che vivevano nel capannone di Sesto Fiorentino dove la notte scorsa si è sviluppato l'incendio. La biglietteria è stata riaperta e i visitatori sono stati fatti entrare da un ingresso secondario. I manifestanti sono rimasti raggruppati nelle scale d'ingresso, seduti dietro allo striscione su cui è vergata la frase 'Ali  morto per colpa dello Stato'. La scritta fa riferimento ad Ali Muse Mohamud, il 44enne somalo, regolare in Italia, deceduto nel rogo divampato nel capannone.
 
"Ci scusiamo per il disagio che stiamo provocando, non ce l'abbiamo con voi ma con lo Stato italiano". Lo ha detto uno dei manifestanti durante l'occupazione delle scale d'ingresso della mostra di Ai Weiwei a palazzo Strozzi. L'uomo, Mohamed Ali, che ha protestato insieme a una cinquantina di persone che vivevano nel capannone occupato e andato in fiamme, ha impugnato un megafono e si è rivolto alle persone arrivate per visitare la mostra e ai curiosi, chiedendo scusa per il disagio provocato.
 
Poco prima delle 20 i migranti che avevano "occupato" il cortile di palazzo Strozzi hanno lasciato la struttura. In autobus sono stati portati al palazzetto dello sport di Sesto Fiorentino dove troveranno riparo temporaneamente.
 
 
APERTA UN'INCHIESTA E SEQUESTRATO IL CAPANNONE.
Il capannone di Sesto Fiorentino è stato posto sotto sequestro. La struttura un tempo ospitava il mobilificio Aiazzone ed era occupata dal 2014. la procura di Firenze ha aperto un fascicolo sull'incendio del capannone-rifugio per immigrati e senza casa di Sesto Fiorentino (Firenze), valutando come prime ipotesi di reato quelle di incendio colposo e omicidio colposo. Gli uffici stanno ricevendo i primi rapporti di polizia giudiziaria e al momento l'ipotesi  che l'incendio abbia avuto cause accidentali.
 
 
I VOLONTARI: "SITUAZIONE INGESTIBILE"

"La situazione qui è ingestibile, abbiamo circa 80 persone e due tende senza riscaldamento che ne possono contenere al massimo 20 ciascuna". Così Serena Leoni, la coordinatrice dell'organizzazione umanitaria 'Medici per i diritti umani' (Medu), che assiste le persone che da quasi due anni avevano trovato riparo nel capannone di via Avogadro, a Sesto Fiorentino, dove la notte scorsa  divampato un incendio nel quale una persona è deceduta e due sono rimaste intossicate. "Le persone hanno chiesto almeno dei bagni chimici che per ora non sono arrivati - dice ancora - dovrebbe fornirli il Comune di Sesto Fiorentino che sta organizzando anche un pranzo". Stando a quanto affermato dall'esponente dell' organizzazione umanitaria, "il Comune di Sesto starebbe cercando un contatto con quello di Firenze per arrivare a una soluzione condivisa". "Fa freddo, qui - prosegue - si può stare uno, al massimo due giorni".

IL COMUNE CERCA UNA SOLUZIONE.

Il Comune di Sesto Fiorentino sta lavorando in queste ore per trovare una soluzione alternativa alle tende per il ricovero degli stranieri che si erano rifugiati nell'ex mobilificio Aiazzone andato in fiamme. Il sindaco Lorenzo Falchi, secondo quanto si è appreso, è impegnato in una serie di colloqui e incontri per trovare una soluzione prima possibile. "Tutti ci siamo adoperati per trovare una sistemazione agli stranieri coinvolti, mettendoci a disposizione del Comune di Sesto che ha gestito con attenzione e scrupolo tutti i passaggi", ha affermato Angelo Bassi, consigliere delegato della Protezione civile della Città metropolitana di Firenze che era stata allertata per allestire un pronto soccorso da campo. Nella notte "abbiamo distribuito ottanta coperte a quanti erano scappati dall'incendio", ha riferito Bassi.

SILLI: "CHIEDEMMO UN'ORDINANZA PER SBARRE PORTE E FINESTRE. MA NESSUNO L'HA FATTA"

In base alle informazioni in possesso di "Medici per i diritti umani", dal maggio del 2015 nel capannone viveva una comunità di persone di nazionalità somala ed etiope, molte delle quali arrivate dopo lo sgombero di uno stabile occupato in via Slataper, a Firenze. "Si tratta di una comunità mobile - afferma Leoni -, dentro al capannone ci stavano dalle 70 alle 150 persone a seconda del periodo dell'anno". Quanto alle cause del rogo "non conosciamo l'esatta dinamica", afferma ancora Serena Leoni. "Di certo - prosegue - c'è che lo scorso gennaio le forze dell'ordine avevano staccato la corrente", a cui gli occupanti si erano allacciati abusivamente. A seguito dell'episodio, spiega sempre Leoni, "loro si erano ricollegati con un impianto di fortuna". All'Interno, aggiunge "lo stabile era stato diviso con pannelli di compensato per creare stanze singole, quando pioveva i locali si allagavano e c'erano fili scoperti".

Forse un corto circuito all'origine del rogo. Sarebbe stato un corto circuito, secondo alcuni occupanti, la causa del rogo divampato nel capannone di Sesto Fiorentino. "Pensiamo che sia stato un problema elettrico - hanno dichiarato alcuni degli occupanti - c'erano fili scoperti, a contatto con pezzi di compensato usati per fare delle stanze, e il piano terra era sempre allagato". Stando ad alcuni testimoni, l'incendio sarebbe divampato "vicino a una stanza al primo piano fatta con del compensato". "Ci hanno staccano la corrente tante volte - raccontano - e noi l'abbiamo riattaccata". Per il leader del Movimento di lotta per la casa, Lorenzo Bargellini, "un anno fa cento poliziotti hanno staccato la luce sapendo che potevano causare un rischio per la sicurezza". "Si tratta di persone con l'attestazione di richiedenti asilo - ha proseguito Bargellini - che devono occupare stabili perché non ricevono garanzie dalle istituzioni". "Siamo schiavi dei cinesi che ci fanno lavorare a chiamata per due euro l'ora" denunciano ancora alcuni dei manifestanti.


 

 

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