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In ricordo di Luigi Pecci un museo aperto al mondo

Alberto ripercorre le tappe che spinsero il padre Enrico a realizzare il progetto: «Decisivo l’aiuto ricevuto da parte dei soci fondatori e dagli amministratori»

PRATO. Il Centro per l’arte contemporanea Luigi Pecci fu inaugurato il 25 giugno 1988, ma l’idea del cavalier Enrico Pecci nacque molto prima. I primi disegni dell’edificio firmati dall’architetto Italo Gamberini, conservati nell’Archivio di Stato di Firenze, sono infatti datati 1978. Al figlio Alberto rivolgiamo alcune domande su come maturò il progetto.

L'ex direttore del Pecci Amnon Barzel...
L'ex direttore del Pecci Amnon Barzel insieme ad Enrico Pecci

Innanzitutto i motivi che convinsero suo padre a realizzare il museo?

«Non garantisco l'autenticità del pensiero del mio babbo perché con me non parlò praticamente mai del progetto, ma credo di interpretarlo bene. Spesso si dice di una persona che scompare che era speciale. Da fratello, minore in tutti i sensi, posso ben dire che Luigi lo era davvero e quello che realizzò in pochi difficili anni lo dimostrano. Quando morì, il babbo decise che avrebbe realizzato qualcosa di importante che ne ricordasse la personalità e l'affascinante esuberanza. Forse sentiva di averlo troppo severamente contrastato, prima di avergli lasciato ampi spazi che avevano consentito, in pochissimi anni, veri successi di impresa. Quando scomparve, in modo ancor più drammatico Giorgio, il figlio di Luigi, il babbo , nato agli inizi del secolo passato, comprese che la sua famiglia non avrebbe avuto continuità, perché non avevamo figli maschi né io, né mio fratello».

L'opera di Lucio Fontana data in...
L'opera di Lucio Fontana data in comodato al Centro Pecci, a destra Silvia, la nipote di Alberto Pecci, il sindaco Matteo Biffoni e Alberto Pecci

Ma perché scelse Prato, tutta la famiglia viveva a Firenze?

«Per Prato nutriva profonda e motivata riconoscenza, volle quindi stringere un legame stretto e duraturo fra la sua famiglia e la sua città. Offrire cioè qualcosa che ne valorizzasse la vitalità e ne stimolasse la creatività anche attraverso personalità che, grazie all'arte, avessero larghe e propulsive visioni del mondo. In lui era spiccata caratteristica la ricerca di lavorare con altri per raggiungere obiettivi comuni. Antonio Lucchesi la ricordò in un libretto che il Rotary allora pubblicò».

Nel cammino così non fu più solo?

«Mio padre ascoltò consigli, cercando di comprendere come e in quale direzione le forze si sarebbero più facilmente coagulate. Il gruppo che fu ed è quello dei soci fondatori lo indirizzò molto bene, ma anche dagli amministratori della città fu aiutato a cogliere quello che era più opportuno. Lo dimostrano le grandi risorse che l'amministrazione cittadina vi ha dedicato e che hanno reso possibile quella considerazione internazionale che si guadagnò fino dalla prima straordinaria mostra a cui Amnon Barzel chiamò artisti che hanno poi dominato la scena internazionale».

Che cosa è cambiato in questi ultimi anni , che ha avuto risvolti importanti per il museo ?

«La Regione Toscana, che andando ben oltre la iniziale posizione di attento osservatore, ha fatto la coraggiosa scelta del pieno sostegno, dando indicazioni anche vincolanti. Ha infatti assunto una responsabilità che consente una programmazione di respiro molto più ampio di quello iniziale. I tempi d'altra parte lo impongono».

-9 GIORNI ALL'APERTURA - MAURICE NIO: "L'ARCHITETTO PARLA DEL PECCI 2"

- 10 GIORNI ALL'APERTURA - L'EX SINDACO CLAUDIO MARTINI: "COSI' NACQUE IL CENTRO PECCI"

All’inizio era ben diverso?

«Alla metà degli anni '80 l'Italia, ma, anche il mondo, non sembravano avere grande attenzione all' Arte contemporanea. Il museo fu una delle poche iniziative di rilievo in quel periodo! Oggi tutto è diverso. Si è convinti che cultura non significhi solo conoscenza e conservazione di quanto fatto in passato ma mantenendo fermi quei punti imponga di andare oltre, di pensare, di progettare, di avere attenzione creativa nei confronti dei temi che assilleranno una umanità affollata, in movimento su tutto il pianeta e con la necessità almeno di comprendere "culture lontane».

Chi ha avuto un ruolo importante nella realizzazione e nella gestione del museo?

«Mi sembra giusto esprimermi insieme a coloro che furono e restano soci fondatori dell'associazione che rese possibile questa iniziativa. I soci fondatori mai hanno fatto mancare un fattivo contributo per il quale meritano ampia riconoscenza, come la meritano i curatori, i precedenti direttori. Giustamente Fabio Cavallucci ha voluto chiamare per ascoltare per farli partecipare agli eventi della prossima settimana che si annuncia storica».

E per finire un auspicio.

«Sento che tutti siamo colmi di un entusiasmo, che in Elena non venne mai meno, di speranza, di ottimismo, sulla capacità che il Centro, nato 28 anni fa, sappia interpretare il cambiamento dei tempi. E’ importante che continui a far crescere intellettualmente i giovani e i meno giovani che gli saranno vicini, ne seguiranno e ne sosterranno la vita sempre più rivolta al mondo intero».

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