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Carlotta e il tumore sconfitto: "Dipingere mi ha salvata"

La giovane pittrice è stata curata per un tumore alla tiroide a settembre esporrà le sue opere al Torakiki Cat Caffè di Prato

PRATO. Un lenzuolo di carta. Carboncino e pittura a olio per raccontare un sogno di donna, sempre la stessa: una creatura evanescente, dai capelli neri e dalle labbra carnose, rosse. In quei ritratti immaginari c'è la sua Musa oppure, forse chissà, la sua miglior medicina contro il cancro: da un anno, quel sogno è ricorrente nelle notti di Carlotta, commessa con l'hobby della pittura trasferitasi da poco a Prato. Ma la pittura è molto più che un vezzo: nel buio della malattia, quelle pennellate di luce e colore hanno fatto sì che la lotta contro il tumore si trasformasse in esperienza creativa e di speranza.

Aveva 29 anni Carlotta Condemi quando le fu diagnosticato un cancro alla tiroide, al secondo stadio. Successe un anno e mezzo fa, a primavera. Inutile dire che le crollò il mondo addosso. «Andai dal medico di famiglia per uno strano gonfiore all'altezza del collo, visibile all'esterno: da lì in poi è iniziato il calvario», racconta la ragazza. Laurea in lingue e letterature straniere in tasca, Carlotta era una abituata a viaggiare per il mondo: originaria di Volterra, ha vissuto a Copenaghen e a Londra, per fermarsi nel Mugello e poi, per motivi sentimentali, a Prato. Vita da "nomade", come ama dipingerla Carlotta. In fondo, anche la malattia e la guarigione sono un viaggio. Ma lo choc iniziale non le ha impedito di vedere nel dolore l'occasione per rimettersi in gioco e rispolverare dal cassetto una vecchia passione coltivata dall'età di 15 anni. Carlotta se ne riappropria dopo essere finita sotto i ferri, una delicata operazione chirurgica all'ospedale Santa Chiara di Pisa. «Pensavo di avere un nodulo ma poi la visita endocrinologica e una serie di esami i medici evidenziarono la diagnosi di cancro».

Non è finita. Carlotta deve sottoporsi alle sedute di radioterapia. Nel frattempo l'arte diventa la sua via di fuga dalla realtà, dalla quotidiana battaglia contro la malattia. E in sogno inizia ad apparire lei, la donna misteriosa dagli occhi chiusi, fonte d'ispirazione e protagonista dei suoi quadri. La "rivelazione" si ripete spesso, mediamente due volte alla settimana. «La considero un segno di speranza, una molla per andare avanti e inseguire una passione che faceva parte del mio vissuto. Da ragazzina era diverso, dipingevo le mani di mia nonna che soffriva di artride reumatoide: sognavo di donarle mani nuove. Sono figlia di genitori separati e la nonna è stata la colonna portante della mia vita».

A distanza di un anno e mezzo Carlotta, che vive sotto stretta osservazione medica, sta meglio: le conseguenze della terapia non sono più visibili, i capelli sono ricresciuti e i suoi occhi comunicano speranza e voglia di vivere. Voglia anche di raccontare e raccontarsi attraverso la pittura. Carlotta, che si sta organizzando per un'esposizione a Volterra, lo farà molto presto anche a Prato, nei locali del "Torakiki CatCafé" di via della Sirena, recentemente inaugurato, che dà spazio agli artisti interessati a esporre. La sua mostra s'inaugurerà il prossimo 23 settembre. «Se potessi

dare un consiglio a chi in questo momento sta lottando contro il cancro, gli direi di non abbandonare mai la speranza e di non perdere mai di vista le proprie passioni. Nel mio caso, la pittura mi ha salvato aiutandomi a trasformare il dolore». La pagina Facebook di Carlotta è "ARTing".

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