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Giustiziato dai trafficanti di droga, tra gli arrestati c'è anche il fratello - Video

Livorno e Prato le basi dei grossisti di cocaina. In carcere sei persone: cinque sono accusate di essere gli esecutori materiali dell'omicidio di Giuseppe Raucci. Altri 14 ai domiciliari. Il fratello del morto non si sarebbe fatto avanti per paura di fare la stessa fine. Le ultime parole prima dell'esecuzione: "Pietà, tengo famiglia"

PRATO. C'è anche Vincenzo Raucci, fratello di Giuseppe, il pratese di 48 anni trovato cadavere all'interno di un'auto lo scorso 10 dicembre a Ginestra Fiorentina, tra gli arrestati dell'operazione Akuarius, condotta dal Nucleo investigativo dei carabinieri di Livorno e dal Nucleo di polizia tributaria della Finanza di Pisa e coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Firenze. Ed è proprio indagando sulla morte di Giuseppe Raucci (che di fatto viveva a Camaiore insieme alla compagna e alla figlia), ucciso con un colpo di pistola in faccia, che gli inquirenti sono risaliti a un gruppo di trafficanti di droga, tra cui ci sarebbero anche gli esecutori materiali dell'omicidio.

Giuseppe Raucci con la compagna e la...
Giuseppe Raucci con la compagna e la figlia

Sono cinque le persone, ora in carcere, accusate di aver ucciso Raucci. Si tratta di due livornesi, Yuri Cambi e Carmine Balzano, del dominicano Amin Abel Rincon Fabian, residente anche lui a Livorno, e di due calabresi trapiantati a Prato, Emilio Tropea (di Vaiano) e Giovanni Zaccuri. Quest'ultimo, ha spiegato il procuratore capo di Firenze Giuseppe Creazzo, sarebbe legato alla cosca Mazzaferro della 'ndrangheta reggina e ha già a suo carico una condanna. In carcere è finito anche il fratello di Rincon, Henry Joel Fabian Santana. Il primo dei due dominicani, hanno spiegato il colonnello Roberto Riccardi e il tenente colonnello Guidoni dei carabinieri di Livorno, sarebbe stato insieme a Giuseppe Raucci quando quest'ultimo fu attirato il 9 dicembre in una trappola all'interno di un residence di Tirrenia, poche ore prima di essere ritrovato cadavere a Ginestra Fiorentina.

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Raucci e il dominicano, hanno chiarito gli inquirenti, erano broker di droga, intermediari tra i fornitori stranieri (in questo caso colombiani di stanza a Roma) e i vari gruppi che poi spacciano nelle piazze toscane. Un mestiere rischioso, perché comporta il rischio di essere fregati. E' quanto sarebbe successo a Raucci e Rincon. Incaricati di andare a prendere una partita di tre chili di cocaina a Roma dal gruppo di grossisti calabro-labronico, tornarono a casa con tre chili di zucchero pressato e soprattutto senza i 35.000 euro che erano stati loro affidati dall'organizzazione per l'acquisto.

Dalle indagini è emerso che i colombiani fecero loro assaggiare un campione di droga molto buona, ma poi consegnarono un "pacco" con lo zucchero e si dileguarono. Una storia quasi verosimile, ma ci vuole ben altro per convincere i trafficanti calabresi. Loro erano convinti che il pratese e il dominicano fossero complici della truffa e in ogni caso pretendevano di rientrare dell'investimento. Gli inquirenti spiegano che probabilmente Giuseppe Raucci ha sottovalutato il pericolo a cui andava incontro. Sembra che il fratello Vincenzo fosse disposto a vendere una casa per saldare il debito, ma Giuseppe lo avrebbe tranquillizzato. "Lascia fare a me - gli avrebbe detto - Alle brutte vado a prendere una pistola e mi difendo da solo". In realtà sarebbe stato attirato con una scusa nel residence di Tirrenia, picchiato e poi ucciso con un colpo di pistola a bruciapelo. Quella sera del 9 dicembre, secondo gli inquirenti, oltre a Cambi, Balzano, Tropea e Zaccuri, nel residence c'era anche il dominicano Amin Abel Fabian Rincon, ma evidentemente la colpa è ricaduta sulle sole spalle di Raucci e il dominicano se l'è cavata, forse con l'impegno a restituire il denaro. Un paio di giorni dopo, intercettato mentre parla col fratello in carcere, dice che lui ha solo assistito: "Quando siamo arrivati lì era tutto preparato, era tutto un piano. Sapevano che lo volevano ammazzare. E lui ha detto di no, che aveva famiglia". Queste saranno le ultime parole di Raucci. "E' stato tutto veloce - aggiunge Rincon - Due lo hanno preso e lo hanno messo in una macchina". In un video girato giorni dopo con una telecamera piazzata all'esterno del residence dai carabinieri si vedono alcune persone che escono dopo aver tentato di ripulire la scena del crimine.

Giustiziato per la droga, 20 arresti. Gli uomini del clan ripuliscono la scena del crimine Lo hanno attirato in un residence di Tirrenia, picchiato e poi ucciso con un colpo di pistola a bruciapelo per i soldi della droga. Nel video girato con una telecamera piazzata all'esterno del residence dai carabinieri si vedono alcune persone che escono dopo aver tentato di ripulire la scena del crimine - L'articolo

Il procuratore Creazzo ha detto che non ci sono elementi per dire che Vincenzo Raucci, fratello della vittima, sapesse chi lo aveva ucciso, ma tutto lascia credere che sia così, e che non si sia fatto avanti con gli inquirenti per paura di fare la stessa fine.

Oltre ai sei finiti in carcere, altri membri del gruppo sono stati messi agli arresti domiciliari. Si tratta dei livornesi Riccardo Del Vivo, Ivano Sighieri, Manuel Morgon e Alessandro Salvini (al quale nel corso di una perquisizione sono stati trovati oltre 200 grammi di hashish); dei pratesi Franco Sicuranza, Carmelo Larizza, Vincenzo Raucci, Emilio Taffuri e dell'albanese Artan Kollcaku; dell'albanese Redi Muca e Fabrizio Ariani residente a Firenze; di Giuseppe Di Leo residente a Montemurlo; di Aniello Cozzolino (Serravalle Pistoiese) e Maurizio Gradi (Quarrata); di Juri Taumann residente a Pisa. In totale sono 40 le perquisizioni eseguite da carabinieri e finanzieri.

In realtà le indagini sul gruppo di trafficanti erano iniziate molto prima dell'omicidio di Raucci e vanno fatte risalire all'operazione Mexcal, che nel luglio 2015 portò al sequestro di 54 chili di cocaina nel porto di Catania. Quella droga doveva essere sbarcata a Livorno, ma per un errore la nave proseguì fino al porto siciliano.

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