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Cinesi nel mirino, ora per difendersi pensano alle ronde

Dopo il sit in in via Pistoiese e l'ennesimo scippo nel quale è rimasta ferita una donna a Chinatown, la comunità orientale esce allo scoperto e chiede maggiore protezione "Siamo tutti Ai Ping": una campagna di solidarietà con la donna scippata

PRATO. In “Tong Men-g” ha portato in scena l'incontro tra culture diverse, in “Facewall” - la mostra al Museo del Tessuto - ha creduto per dare uno spaccato di convivenza possibile. Un progetto culturale dietro l'altro, tutti con la regia dello spazio Compost, sforzi su sforzi per cercare di abbattere muri e resistenze reciproche. Tanto impegno per poi assistere, nella “Chinatown” pratese, all’ultimo fatto di sangue , stavolta ai danni di una donna, scippata lunedì 18 in via IV Novembre. E questa violenza a Yang Shi fa male. All’attore è venuto spontaneo sfogarsi, a titolo personale, sulla propria pagina Facebook. «La doppia frustrazione nasce da anni di volontariato e investimento in città e mentre eravamo a "predicare i valori dell'integrazione" sperando di portare turisti cinesi e italiani, a festeggiare insieme l'arrivo del capodanno cinese, ecco l'ennesimo episodio di sangue!». Lunedì pomeriggio, mentre era al lavoro in via Pistoiese per organizzare il Capodanno cinese, l’artista è stato raggiunto dalla notizia dell'aggressione. Rapidamente, le immagini del sangue in cui era riversa la testa della donna a terra hanno fatto il giro dei social network.

Lo sfogo di Yang Shi. Ne ha per tutti Yang. Suona la carica ai suoi connazionali (ex connazionali, per la verità, avendo l’artista cittadinanza italiana). «Cosa aspettate per difendere i vostri diritti più basici?». Secondo Yang, la comunità dovrebbe esporsi di più, prendendo posizione contro questa escalation di violenza. Perché no, magari iniziando a far sentire la sua voce con propri rappresentanti politici. «Il cambiamento deve avvenire dal basso, il lavoro nero senz'altro è legato alla malavita ma ciò non giustifica che una parte della città, quella cinese, sia di fatto più esposta dell'altra. Le soluzioni devono essere cercate insieme». Yang vede di buon occhio fino a un certo punto iniziative come il sit-in organizzato dall’associazione “Città del Cervo Bianco” per chiedere più sicurezza. «La richiesta d’aiuto deve partire da due mani, non da una: è fondamentale che gli italiani partecipino a queste iniziative». E poi mette in guardia: «Il senso di vessazione che vivono i cinesi potrebbe far scattare un corto circuito con l’autoreferenzialità. Più il cinese si sente ignorato dalle istituzioni, più si isola. D’altro canto, non si è mai capita la specificità del tema della sicurezza in questa zona della città. Il silenzio delle istituzioni viene percepito come assordante dalla comunità: finora sono state apprezzabili alcune isolate iniziative delle associazioni cinesi, alcune in collegamento con le istituzioni ma non sono sufficienti».

Ronde sì, ronde no. Armandosi di spugne e secchielli a dicembre hanno ripulito le vie del Macrolotto Zero. Dall'ambiente alla sicurezza. Domenica scorsa, per la prima volta nella storia dell’immigrazione orientale, è andato in scena un sit-in con 200 cittadini orientali per chiedere più sicurezza in piazza dell'Immaginario, sventolando bandiere con gli slogan “Amo Prato”. A organizzare tutte queste iniziative è la neo nata l’associazione “Città del Cervo Bianco”. Hanno a cuore la sicurezza – che dicono – deve rappresentare una priorità sia per italiani che cinesi. «Per questo ci ha fatto piacere vedere alcune italiani domenica, per la verità pochi - osserva Stefano Jiang, portavoce della “Città del Cervo Bianco” - Speriamo di avere una risposta dalla prefettura

o dagli organi competenti altrimenti sarà organizzata un’altra manifestazione». E' un momento di dibattito interno alla comunità, i più esasperati meditano di organizzare delle ronde. «E’ vero - conferma Jiang - se ne parla ma vorremmo continuare a fidarci delle istituzioni italiane».

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