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Due poliziotti arrestati con l'accusa di corruzione - Video

Ai due ispettori è stata notificata un'ordinanza di custodia cautelare dopo un'indagine della squadra mobile sui permessi di soggiorno. Lui era in malattia da un anno e mezzo, lei aveva chiesto un permesso: entrambi sono stati fermati mentre partecipavano a un trasporto di valori per conto di un'azienda. Il procuratore capo: "Tasso di corruzione a livelli patologici"

PRATO. Due ispettori in servizio alla Questura di Prato sono stati arrestati dalla squadra mobile con l'accusa di corruzione. A Roberto Brunetti, 50 anni, e Maria Cristina Massaro, 48 anni, marito e moglie, il primo in forza alla Digos, la seconda vice dirigente dell'Ufficio immigrazione, sono state notificate ordinanze di custodia all'esito di accertamenti ordinati dalla Procura della Repubblica. Secondo quanto si è appreso, l'accusa contestata è di corruzione, per aver accettato denaro da cittadini di nazionalità cinese in cambio di permessi di soggiorno rilasciati a chi non ne aveva i requisiti. I particolari dell'inchiesta sono stati illustrati nel corso di una conferenza stampa dal procuratore capo Giuseppe Nicolosi, alla presenza del sostituto procuratore Laura Canovai e del capo della squadra mobile Francesco Nannucci.

Poliziotti arrestati a Prato, il procuratore spiega perché Giuseppe Nicolosi punta l'indice sui controlli fatti solo sulla carta e sulle connivenze di cui avrebbero goduto gli indagati. Leggi l'articolo

Brunetti, assente dal lavoro dall'agosto del 2014, è accusato anche di falso e truffa aggravata perché avrebbe finto di essere malato mentre in realtà lavorava come portavalori per un'azienda. Nella mattinata di oggi, 13 gennaio, marito e moglie sono stati fermati dai colleghi della squadra mobile mentre facevano da "staffetta" a un trasporto di valori (circa 70.000 euro) per conto di un'azienda italiana da Prato a Empoli. L'ispettore Massaro aveva chiesto un giorno di permesso per accudire la figlia malata.

Coinvolti nell'inchiesta anche una consulente del lavoro italiana, solo indagata, e un'imprenditrice cinese, ora ai domiciliari, che faceva da intermediaria coi clienti cinesi. I poliziotti sono accusati di aver favorito, a pagamento, la concessione di permessi di soggiorno a soggetti che non ne avevano i requisiti. La consulente del lavoro ha detto che ha pagato 2.000 euro per una singola pratica ("poca roba"), ma la tariffa dovrebbe essere di 500 euro. La beneficiaria di uno dei permessi di soggiorno, una donna cinese, avrebbe simulato anche una gravidanza che in realtà non c'era.

Il procuratore capo Giuseppe Nicolosi...
Il procuratore capo Giuseppe Nicolosi spiega i dettagli dell'inchiesta

Le indagini sono iniziate circa cinque mesi fa grazie alle dichiarazioni della consulente del lavoro italiana, che era stata coinvolta in una precedente inchiesta del sostituto Canovai sui falsi permessi di soggiorno. La consulente e l'imprenditrice cinese erano l'interfaccia tra gli stranieri a caccia del permesso e i poliziotti accusati di corruzione.

Un altro filone di indagini, ha spiegato il procuratore Nicolosi, riguarda tutti coloro che in qualche maniera hanno cercato di ostacolare gli accertamenti della squadra mobile, carpendo notizie per passarle agli indagati o per intorbidare le acque. E' la "palude" di cui lo stesso Nicolosi ha parlato anche in una precedente occasione: "Ora stiamo cercando di prosciugarla".

"Il tasso di corruzione - ha scandito il procuratore - ha superato il livello fisiologico per entrare nel livello patologico". Già in passato l'Ufficio immigrazione della Questura di Prato era finito al centro di un'inchiesta sui favori agli imprenditori cinesi, inchiesta nella quale fu arrestato anche l'allora capo delle Volanti. E anche in quel caso le indagini furono condotte dalla squadra mobile.

 

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