Quotidiani locali

Un pentito fece ritrovare il cadavere dopo quasi 4 anni

Le sequenze del rapimento, i contatti, il pagamento del riscatto e poi il lungo silenzio. Le indagini di Vigna e Fleury portarono a sgominare la banda dei sequestratori, sardi e non solo

Lunedì 10 novembre 1975, la serata è piovigginosa. Piero Baldassini ha lasciato la fabbrica di via Ceccatelli e sta tornando a casa sulla sua vecchia Seicento. “Non la cambio – ha sempre detto - altrimenti do troppo nell'occhio”. Ha 32 anni ed è il figlio primogenito di Dino Baldassini, uno degli imprenditori tessili più noti della città, ex presidente del Prato calcio. Da operaio a industriale, tra gli anni '50 e '60 Baldassini ha creato un piccolo impero. Nella sua fabbrica (30.000 metri quadrati, 400 dipendenti) entrano gli stracci ed escono tessuti e cappotti. Il figlio Piero è l'erede designato di quell'impero.

Nincheri: "Quella sera fui uno degli ultimi a vederlo vivo" Alberto Nincheri è nato nell'ex fabbrica Baldassini, dove il padre faceva il casiere e il factotum per Dino. Qui racconta la partenza di Piero, la sera del 10 novembre 1975L'ARTICOLO

Quando Piero lascia la provinciale e prende via di Gonfienti, una strada in mezzo ai campi, mancano poche centinaia di metri per arrivare a casa, o alla fattoria, come la chiamano. E' Villa Niccolini, una residenza storica acquistata e ristrutturata dai Baldassini, dove  vive con la moglie e il figlio Lorenzo di 4 anni.

Il rapimento. Poco prima del borgo, all'altezza del cimitero, i fari della 600 illuminano un furgone fermo in mezzo alla strada. Baldassini rallenta e all'improvviso un colpo scuote la sua auto. L'auto che seguiva l'ha tamponato. Lui intuisce il pericolo, ma ormai è troppo tardi. I banditi circondano l'auto, lo tirano fuori a forza, lo infilano in un sacco e lo chiudono in un furgone blu che si allontanerà passando anche davanti alla villa dei Baldassini. Sono più o meno le 20. La notizia è uno shock per Prato. Il rapimento è il materializzarsi di una paura che da tempo circola tra gli industriali pratesi, dopo il fiorire dei colpi dell'Anonima sequestri in tutta Italia e in particolare in Toscana.

L'avvocato Guarducci: "Sulle tracce dei banditi trovai una donna" Il legale rintracciò la compagna di un bandito e la convinse a raccontare quel che sapeva offrendole protezione. Fu una delle svolte dell'indagineL'ARTICOLO

I contatti e le lettere. I banditi si fanno vivi due giorni dopo. Hanno fatto scrivere a Piero tre lettere, servono per dimostrare che è vivo e contengono anche le istruzioni per il pagamento del riscatto. La prima richiesta è esorbitante: 3 miliardi. La famiglia fa sapere che non è possibile. Si scende a un miliardo.

In una delle lettere ci sono anche le indicazioni per la consegna del riscatto: una sola persona dovrà percorrere a bordo di una 500 bianca con una damigiana legata sul tetto l'itinerario che va da Bologna a Massa Marittima e fermarsi solo quando vedrà un segnale (una corda) gettato sulla strada.

Dino Baldassini
Dino Baldassini

Il pagamento del riscatto. L'itinerario viene percorso tre volte in tre sere diverse dagli avvocati Giannetto Guarducci e Paolo Cappelli che seguono la vicenda per la famiglia. L'appuntamento decisivo è al terzo tentativo, nella notte tra sabato 22 e domenica 23 novembre. Guarducci si mette di nuovo alla guida della 500 con la damigiana sul tetto, nel portabagagli c'è una valigia con 700 milioni. Il segnale compare dal buio in località Sassa di Montecatini Val di Cecina, sulla strada che da Volterra porta a Colle Val d'Elsa. Guarducci si ferma e viene circondato da quattro persone armate e incappucciate che gli intimano di scendere e si portano via la valigia con i soldi.

Comincia l'attesa della liberazione, ma i banditi non si faranno più vivi e Piero non tornerà.

leggi anche:

Le indagini. Le indagini condotte dai magistrati Pierluigi Vigna e Francesco Fleury della Procura di Firenze, portano alla pista di una banda di sardi (con l'apporto di altri personaggi) che sarebbe anche dietro altri due sequestri: quello del sedicente conte argentino Alfonso De Sayons, rapito il 3 luglio 1975 nel Chianti e mai più tornato; e quello di Luigi Pierozzi, padre di un piccolo imprenditore di Campi Bisenzio, sparito la sera del 25 agosto 1975 e anche lui svanito nel nulla.  Saranno decisivi la collaborazione dell'ex compagna di uno dei sardi e il pentimento di uno dei banditi, entrambi agevolati dai soldi promessi da Dino Baldassini. Poi arrivano anche gli arresti di alcuni sardi sorpresi a spendere i soldi del riscatto e i pezzi del puzzle via via si incastrano. Durante il processo, il pentito Giuseppe Buono rivelerà anche dove trovare il corpo di Baldassini e di Pierozzi. Il terzo non potrà essere ritrovato perchè il cadavere è stato fatto a pezzi e dato in pasto ai maiali.

Fleury: "Così andai all'attacco dei banditi" Parla il magistrato che con Vigna condusse l'inchiesta che portò all'arresto della "banda dei sardi" responsabili del sequestro Baldassini e di altri rapimenti in ToscanaL'ARTICOLO

Il cadavere. Il 22 aprile 1979 il corpo saponificato di Piero Baldassini viene ritrovato in una cisterna dietro una casa diroccata lungo la strada che da Cantagrillo va a Cecina di Larciano, sulle colline pistoiesi. Siamo a due chilometri da Casalvento, la località in cui Baldassini era stato tenuto prigioniero la prima notte dopo il sequestro. Così, tre anni e mezzo dopo il rapimento, Dino Baldassini rivede suo figlio Piero. “Ecco la malvagità degli uomini – sussurra  - Era mio figlio, un ragazzo per bene. Ma oggi è il giorno più bello della mia vita perché l'ho ritrovato”.

Buono racconta che a uccidere Baldassini è stato Giovanni Piredda, il capo, con una fucilata a bruciapelo in pieno petto. Fu ammazzato forse perché aveva riconosciuto uno dei sequestratori. O forse perché fin dall'inizio era previsto che finisse così, perché quella banda non era organizzata per tenere a lungo un rapito.

Il pentito Giuseppe Buono mentre...
Il pentito Giuseppe Buono mentre depone al processo

Le sentenze. Il 18 luglio 1979, dopo 54 udienze, la Corte d'Assise di Firenze emise le sue sentenze per un totale di 4 ergastoli (Giovanni Piredda, Giacomino Baragliu, Pietro De Simone e Giovan Battista Pira) e altri 230 anni complessivi di reclusione. Tra gli altri condannati il pentito Buono, Giovanni Gungui, Francesco Ghisu, Salvatore Ghisu e Natalino Masetti. Nella casa di quest’ultimo, a Calenzano, frequentata da diversi banditi sardi, sarebbe stato concepito il rapimento. L’altro boss della banda, Efisio Lai, era stato ucciso prima dell’inizio del processo. Mario Sale, l'inafferrabile, sarà condannato a 24 anni per il delitto De Sayons, ma assolto per insufficienza di prove per il sequestro Baldassini.

I COMMENTI DEI LETTORI

TrovaRistorante

a Prato Tutti i ristoranti »

Il mio libro

NARRATIVA, POESIA, FUMETTI, SAGGISTICA

Pubblica il tuo libro