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Texjet compra la rifinizione di Microtex

L’imprenditore Ilardi ha rilevato l’azienda con 30 dipendenti. «Non c’è scelta: o si cresce o si chiude»

PRATO. «La scelta è tra non chiudere e potenziare la propria azienda. Una scelta di mezzo, oggi, non ci può essere». E’ “pane, pane e vino al vino” l’opinione dell’imprenditore Roberto Ilardi, titolare dell’azienda Texjet, su come vede la sua impresa (nata come tessitura terzista) nel futuro dopo, quasi una mosca bianca, aver acquistato una rifinizione destinata a chiudere. «Ho comprato la rifinizione della Microtex - spiega - perché in futuro se si vogliono fare le pezze bisogna avere le fasi internamente altrimenti si rischia di non andare avanti».

I motivi per cui Ilardi ha ripreso la rifinizione dalla famiglia Becagli non si esaurisce però qui. «Pagare il lavoro di una rifinizione in grado di lavorare bene - spiega - significa dover alzare il prezzo sul mercato e questo non lascia redditività. Avendola in proprio almeno puoi conteggiare solo i costi. Inoltre un’azienda tua la puoi gestire alle tue esigenze garantendosi la qualità del lavoro e del servizio senza dover sottostare alle scelte di un’azienda terza che cerca di tenersi più clienti».

Il coraggio, del resto, non è una novità per Ilardi che, in tempi di vacche magre per i terzisti, decise di mettersi a vendere direttamente le stoffe. «Avevo 48 telai ed era il 2004 - racconta - e il lavoro cominciò a mancare. Lavoravo per i camiciai del nord Italia che scelsero di delocalizzare la produzione. Ero un terzista puro ed ero stato proprio contento fino a quel momento. Poi fui obbligato a prendere una decisione e mi misi a vendere le stoffe. Ero arrivato a 3,3 milioni di euro di fatturato e con i dipendenti che avevo non potevo andare avanti in quel modo. Oggi siamo in 39 e fatturiamo 14 milioni di euro. Ora sono stato costretto a scegliere di nuovo: e l’ho fatto».

Ilardi ha rilanciato.

Del resto il rischio vero è quello di trovarsi un domani, e neanche troppo tardi, senza poter contare sul lavoro delle rifinizioni. «Ci sono sempre meno aziende di questo tipo mentre la richiesta di nobilitazione non può che crescere - sottolinea l’imprenditore - ed io ho avuto l’occasione di acquistare

a un buon prezzo un gioiello di rifinizione. Quando ho saputo che se ne sarebbero disfatti mi è venuto un colpo: come si fa a Prato a chiudere aziende di questo tipo? L’ho presa insieme ai 30 dipendenti che oggi ci lavorano. Sabato mattina li incontrerò per un incontro».

Ilenia Reali

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