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Illegalità: il "sistema Prato" sotto accusa

Nella sua relazione all'inaugurazione all'anno giudiziario il procuratore facente funzioni Antonio Sangermano sottolinea quali sono i nervi scoperti della situazione socio-economica pratese. E avverte: ci sono tracce di mafia cinese. Valanga di prescrizioni: ogni giorno quasi quattro procedimenti vengono estinti perché è passato troppo tempo

PRATO. Il pericoloso intreccio criminale-affaristico fra rappresentanti della comunità cinese e cittadini italiani, è al centro della relazione che il Procuratore della Repubblica facente funzioni Antonio Sangermano ha esposto oggi, 24 gennaio, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario avvenuta alla Corte d'appello di Firenze. Il procuratore Sangermano ha aperto la sua relazione, che abbraccia il periodo 1° luglio 2013 - 30 giugno 2014, citando due inchieste: quella relativa al rogo del 1° dicembre 2013 in via Toscana nel quale persero la vita sette operai cinesi  e quella riguardante la corruzione di un un pubblico ufficiale che "consentiva a cittadini cinesi di ottenere l'iscrizione anagrafica nel Comune di Prato, obliterando le ncessarie procedure e verifiche. L'associazione criminosa, composta da cittadini italiani e cinesi, questi ultimi nel ruolo di "intermediari" per l'ottenimento della iscrizione anagrafica, di fatto ha "venduto" la residenza a centinaia di cittadini extracomunitari, parte dei quali, nel quadro di un collaudato meccanismo, sono stati posti nella condizione, sulla scorta di un presupposto illegittimo, di aprire la partita Iva ed iscriversi alla Camera di commercio".

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Riguardo alla tragedia di via Toscana il magistrato osserva che "lo sfruttamento lavorativo di immigrati cinesi clandestini in attività imprenditoriali gestiti da prestanome, l'utilizzo di capannoni, di proprietà di cittadini italiani, caratterizzati dalla realizzazione di opere edilizie abusive funzionali all'esercizio dell'attività imprenditoriale ed allo sfruttamento della manodopera clandestina, le condizioni di pericolo in cui lavorano gli operai, sono profili statisticamente frequenti di un macro-fenomeno sociale la cui risoluzione non può essere lasciata al solo intervento repressivo".

I due casi, secondo il procuratore Sangermano, "riassumono in sé la polivalenza criminosa del "sistema Prato", lasciando altresì inferire, a monte, la sussistenza di incessanti e rilevanti attività di favoreggiamento della immigrazione clandestina, ed a valle, imponenti fenomeni di evasione fiscale e riciclaggio".

Chi commette e chi subisce i reati. "Nell'anno 2013 su 9.367 persone indagate ben 4.833 erano di nazionalità straniera, per quanto riguarda il primo semestre 2014 su un totale di 4.341 indagati ben 2.410 sono di nazionalità straniera.A ciò si aggiunga che gli indagati oggetto di misure cautelari custodiali sono per la stragrande maggioranza di nazionalità straniera". Si segnala, che molte delle persone offese sono straniere e spesso appartengono al numero dei cittadini extracomunitari irregolari.

La comunità straniera in numeri. Sono 43.016 i cittadini stranieri con permesso di soggiorno, di cui 27.823 di etnia cinese (nell'intera provincia di Prato), 19151 asiatici ed il resto di etnia albanese, rumena, africana (per questi ultimi, con un sommerso di circa 10.000 cittadini irregolari e di circa 15mila cinesi" . Riguardo all'immigrazione clandestina di cittadini cinesi Sangermano osserva che "emergenze investigative fanno ipotizzare un forte coinvolgimento di cittadini italiani, taluni svolgenti attività professionali, nelle attività collegate all'indotto dell'immigrazione clandestina e del lavoro regolare svolto da cittadini stranieri"

Reati, i più frequenti. Delitti contro la pubblica amministrazione: 194 casi contro 103 del 2013, dei quali 18 per peculato e 3 per concussione.

Omicidio volontario: 6 omicidi consumati, contro i 4 dell'anno precedente, e 7 omicidi tentati (numero invariato), cinque dei quali in danno di una donna.

Delitti contro la libertà sessuale, di stalking ed in tema di pornografia. 37 i procedimenti iscritti per reati in materia di libertà sessuale (contro i 27 del 20139 di cui 13 nei confronti di minori. In aumento è il numero dei delitti per il reato di stalking (72 contro i 63 del 2013).

Reati contro il patrimonio, usura, rapina, estorisone, furto in abitazione. Furti in abitazioni: 2039 nel periodo considerato ed esercizi commerciali (654). 9211 il numero complessivo dei furti, mentre 464 sono le rapine. Elevato il numero delle estorsioni (55 contro 51 dell'anno precedente), dei danneggiamenti (2080) e delle truffe (669). Aumentati il numero delle denunce di usura (25 contro 19).

Reati in materia di falso in bilancio e bancarotta fraudolenta patrimoniale. 36 le iscrizioni per bancarotta. A questo proposito il magistrato osserva che "il massiccio ricorso al concordato preventivo è sintomo di una prassi tuttora imperante secondo cui imprenditori, commercianti, commercialisti e professionisti di vario genere vengono spesso coinvolti in attività del tutto prive di quei criteri di trasparenza e legalità che dovrebbero distinguere l'attività produttiva".

Sequestro spuntato. Antonio Sangermano segnala anche la "non adeguata applicazione" della normativa sui "sequestri per equivalente", cioè i sequestri di beni per un importo equivalente a quello che si ipotizza realizzato grazie a un reato. Uno strumento estremamente efficace, sulla carta, ma che secondo il procuratore capo facente funzioni è stato poco applicato a Prato, un po' perché la Procura non ha competenza su tutti i reati ai quali potrebbe essere applicato, un po' perché non sempre le notizie di reato indicano i beni da aggredire.

La mafia cinese. "Non si può escludere - scrive Sangermano - ma anzi taluni preoccupanti indici lo fanno ipotizzare, che nel circondario pratese operino cellule della criminalità organizzata cinese". I risultati di alcune indagini lasciano pensare che ci siano tracce di mafia cinese (anche se l'associazione a delinquere di stampo mafioso non è stata contestata agli indagati). Gli indizi sono le modalità usate per chiedere il "pizzo" e la presenza di "soggetti noti e temuti nella comunità cinese".

Valanga di reati prescritti. Dalla relazione del presidente del Tribunale, Nicola Pisano, emerge un numero molto preoccupante, quello dei reati sui quali i giudici non si sono potuti pronunciare perché ormai caduti in prescrizione, cioè è passato troppo tempo e non si potrà stabilire se gli imputati erano colpevoli o innocenti. Nel periodo preso in considerazione sono stati 1.363, vale a dire quasi quattro al giorno. Ogni giorno, in media, quattro procedimenti sono stati dichiarati estinti perché la giustizia non ha fatto in tempo a perseguirli.

 

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