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C'è anche una giornalista con una figlia piccola tra i profughi siriani

Il vescovo Franco Agostinelli ha portatao una parola di conforto alle quaranta persone arrivate in Italia a bordo di un barcone, le storie dei sopravvissuti alla guerra civile. Migliorano intanto le condizioni dell'uomo di 57 anni che poco dopo l'arrivo a Prato è statao ricoverato per un malore

PRATO. Il vescovo Franco Agostinelli si è recato in visita oggi (venerdì 21 marzo) ai quarati profughi siriani arrivati dalla Sicilia ventiquattro ore fa e ospitati per una settimana dalla Diocesi nella Villa del Palco. Il vescovo ha portato una parola di conforto alle persone sfuggite dalla guerra civile e giunte sulle coste italiane a bordo di un barcone.

Tra i profughi arrivati a Prato una giornalista con una figlia piccola, un ingegnere, un operaio specializzato che lavora il marmo e una donna che da ormai due anni non ha più alcuna notizia di suo marito. Storie disperate quelle dei profughi (quasi 400) ospitati nelle 10 province toscane che si sono imbarcati in Tunisia, sono stati soccorsi da una nave italiana e giovedì mattina sono sbarcati al porto di Augusta, fra Catania e Siracusa, da qui sono stati imbarcati su un aereo portati a Pisa e poi, per la quota spettante a Prato, alla Villa del Palco con un pullman della Croce Rossa.

FOTO I volti dei rifugiati tra sofferenza e speranza

 Migliorano intanto le condizioni dell'uomo che si è sentito male poco dopo l'arrivo a Prato. Il profugo, un uomo di 57 anni, infatti, è stato soccorso dal medico dell'ambulanza della Misericordia di Vaiano (nella foto). Dopo le prime cure del caso si è optato per il trasporto all'ospedale di Prato dal quale è statao dimesso dopo una notte di ricovero.

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LA RICOSTRUZIONE . Sono quaranta i profughi siriani che da ieri sera, giovedì 20, sono a Prato, 21 sono donne, 14 i minori il più piccolo a otto mesi, la più anziana ha 67 anni e fra loro anche una vedova che è scappata dalla guerra insieme alla figlia di quattro anni. Appartengono a nove gruppi familiari.

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Resteranno alla “Villa del Vescovo” per una settimana, poi bisognerà trovare una soluzione diversa, la struttura è già stata prenotata da tempo e quindi non si possono disdire le prenotazioni. Don Helmut Szeliga, il responsabile della Villa, alle 15,30 quando è stato avvertito dell'arrivo dei profughi ha preparato le stanze e l'accoglienza insieme a cinque volontari.

Per sette giorni ai siriani verrà dato vitto e alloggio, questa mattina i medici di Asl faranno i primi screening sanitari, a Catania non sono stati visitati, poi inizieranno le pratiche per la richiesta del permesso di soggiorno come rifugiati politici. Molti hanno chiesto di proseguire il viaggio verso Milano, la Germania e l'Olanda dove hanno parenti ad attenderli.

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L'annuncio dell'arrivo dei profughi è arrivato giovedì verso le 15,30 e subito si è messa in moto la macchina organizzativa: Diocesi e Caritas hanno trovato la soluzione della Villa al Palco, ma non è stato così semplice.

«Prima di avere la disponibilità del Vescovo – ha spiegato l'assessore alle politiche integrative Giorgio Silli – abbiamo cercato di trovare strutture recettive, anche nei comuni della Provincia, ma non siamo riusciti ad avere una soluzione. È stata un'emergenza con la E maiuscola, che però non è finita: nei prossimi giorni bisogna trovare un'alternativa e io spingo perchè sia fuori Prato. Il nostro comune gestisce già una sessantina di profughi in regime ordinario».

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Del resto alla Provincia di Arezzo sono stati assegnate 20 persone, Silli pensa anche ad una nuova ridistribuzione sul territorio regionale. Ad accogliere i profughi a Pisa la direttrice della Caritas Idalia Venco insieme a Sandra Gramigni ed alcuni volontari della Croce Rossa Italiana che hanno provveduto a distribuire cibo e vestiti puliti (gli effetti personali sono stati buttati in mare per evitare che la nave affondasse) e a fare un primo censimento.

«Ho ritenuto giusto andare ad accoglierli a Pisa, hanno bisogno di aiuto - spiega la direttrice della Caritas – penso che questa sia una prima ondata di un flusso che forse durerà per tanto tempo». I profughi sono in buona salute, nonostante le fatiche del viaggio, quasi tutti parlano inglese e sembrano appartenere ad un ceto sociale medio alto. Sembra che abbiano pagato 2000 euro ciascuno per il viaggio della speranza, mentre allo Stato

italiano ciascuno di loro costa 30 euro al giorno.

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