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Galleria degli Alberti a Prato, la controversa storia del Caravaggio scippato

Le incertezze dei critici d’arte sull’effettiva attribuzione al Merisi della paternità della prima opera acquistata dalla Fondazione dell'ex Cassa di risparmio

PRATO. E' stata la prima opera ad essere acquistata dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Prato. Ed è stata la prima a partire per Vicenza. La "Coronazione di spine" del Caravaggio ha segnato l'avvio della collezione degli Alberti. La storia artistica della Galleria, infatti, ha inizio con l'acquisto - da parte dell'allora Presidente della Cassa di Risparmio, Silvano Bambagioni - dell'opera "Coronazione di Spine" del Caravaggio. Era il 1971. E quell'opera rappresentò il primo - pregiatissimo - pezzo di una collezione che tra gli anni '70 e '80 crebbe per numero e valore. E oggi vanta oltre duecento opere. "Non costò più di 5 o 6 miliardi delle vecchie lire", scrive nel volume "60 anni di Prato" lo stesso Bambagioni.

Il prezioso dipinto proviene dalla collezione fiorentina dell'avvocato Angelo Cecconi. L'attribuzione al Caravaggio è incerta. Di sicuro, «ulteriori indagini hanno confermato l'appartenenza del dipinto alla sua bottega» - precisa la storica dell'arte Cristina Gnoni. Inoltre, dopo il restauro del 1974 - che ha riportato alla luce la superficie originale - è stata confermata l'impronta del Merisi che intervenne sull'opera una seconda volta per apportarvi delle aggiunte, come suggerisce il confronto con copie d'epoca.

Nella composizione, tesa e intensa, il Caravaggio volle - scrive la storica dell'arte Mina Gregori - «impersonare nel Cristo l'umiliazione connaturata alla condizione umana in un sostanziale pessimismo enunciato con stoico distacco, secondo un atteggiamento che ritroviamo espresso in modo supremo nella Crocifissione di San Pietro della Cappella Cerasi a Santa Maria del Popolo».

La "Coronazione di spine" è stata una delle opere - insieme alla "Madonna con Bambino" del Lippi - recentemente vincolate dal Ministero in virtù del loro valore culturale. Nel momento in cui la Banca popolare di Vicenza ha acquistato la cassa pratese (nel 2010) il Ministero per i Beni culturali ha deciso di porre

vincoli di tutela su 46 singole opere della Galleria degli Alberti (non sull'intera collezione) "che possono circolare su tutto il territorio nazionale, ma non all'estero, previa opportuna informativa e solo per un determinato arco temporale" - commenta la storica dell'arte Cristina Gnoni.

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