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Quadri della ex Cariprato, sale la protesta in città

Dopo il rifiuto del numero uno della Popolare di Vicenza di riportare a Prato il Caravaggio, il Bellini e il Filippo Lippi

PRATO. Sale l'inquietudine a Prato per le intenzioni della Banca popolare di Vicenza che non sembra voler riportare in città i capolavori della ex Cassa di Risparmio di Prato finiti in Veneto dopo l'acquisizione della cassa pratese. C'è quindi il rischio concreto che la Madonna di Filippo Lippi, la Coronazione del Caravaggio e il Crocifisso del Bellini non ritornino a Prato.

i QUADRI DA RIPORTARE A PRATO

Il Gruppo Giovani del Cpap è intenzionato a chiedere direttamente  l'intervento del ministro dei Beni culturali Massimo Bray per scongiurare questa evenienza. «I veneti - afferma Fabio Nesti, coordinatore del gruppo Giovani - possono dire quello che vogliono, ma una cosa è certa, le opere d'arte pratesi esposte a Vicenza sono e rimangono mentalmente patrimonio culturale di Prato, un po' come la Gioconda, quadro italiano a Parigi. Questo è un vero e proprio saccheggio psicologico, e la dirigenza della cassa vicentina dimostra anche scarsa considerazione del valore culturale di un opera, inscindibilmente legata al territorio; questa cultura finanziaria è agghiacciante. Credo anche che oltre a responsabilità attive vi siano responsabilità nelle istituzioni pratesi poco incisive in merito alla questione, fatta salva la posizione del nostro Presidente della Provincia Lamberto Gestri, che si è personalmente esposto per avere rassicurazioni….poi non arrivate».

 

SLuca Soldi, esponente del Pd, osserva invece che ad una legittima domanda, rispettosa delle prerogative della Banca Popolare di Vicenza si è replicato «con la sdegnosa risposta di chi si sente padrone assoluto in una fragile terra di conquista». A questa vicenda, secondo Soldi, si aggiunge quella della decisione di chiudere il Monte dei Pegni di Prato. «Un'altra grave operazione - precisa - che in momenti di grave crisi come questi contribuirebbe a spingere tante persone a dirottare le loro attenzioni verso l'usura ed altre fonti più o meno analoghe. Anche in questo caso il possibile scollamento della Bpv dalla realtà nella quale è principale operatore dimostrerebbe la lontananza da quello spirito con la quale la Banca si era presentata alla città in tempi che adesso sembrano remoti. E' mai possibile, dunque che anche per queste vicende una città che era ai vertici economici e culturali del Paese debba continuare ad essere sbeffeggiata in questo modo? Dobbiamo aspettare le prossime elezioni perchè possa togliersi il torpore e la rassegnazione di questi ultimi anni?»

IL RIFIUTO DELLA POPOLARE

Ilaria Santi, consigliere comunale del Pd, dichiara che «Zonin, di fronte al silenzio della città, alza la voce e con tutta l'arroganza immaginabile, non solo si rifiuta di rispondere alle legittime richieste del Presidente della Provincia, ma afferma addirittura di poter vendere i quadri, se lo volesse.

Dove sono le tele? Che cosa ne sa la Soprintendenza? Esigiamo che la loro collocazione sia del tutto pubblica, trasparente e tracciabile e che le opere facciano immediatamente ritorno alla loro sede naturale. Appartengono a Prato e non possono essere in alcun modo sottratte alla città».

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