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È nato il TexTech polo italo-cinese per la ricerca tessile

Firmato in Regione il via libera al centro: avrà sede al Creaf Sul tavolo oltre un milione, ma il sindaco boccia il progetto

PRATO. Il nome sarà “TexTech”. La targa d’ottone è pronta ma momentaneamente sarà affissa all’ingresso di Palazzo Novellucci in via Cairoli in attesa di essere spostata al Creaf in via Galciana. Sono le prime coordinate del neonato centro di ricerca sul tessile italo-cinese con sede a Prato, al Creaf, che è ufficialmente nato ieri in Regione.

Con la firma del governatore Enrico Rossi che ha accolto la delegazione dello Zhejiang primo partner dell’iniziativa che ha ricevuto il battesimo dell’ambasciatore cinese in Italia Ding Wei e del console generale di Firenze Wang Xinxia. Sul fronte italiano c’erano quasi tutti: il presidente della Provincia Lamberto Gestri, il presidente del Creaf Luca Rinfreschi, Università, Camera di Commercio, associazioni di categoria. Tutti tranne il Comune di Prato che invece ha inviato una lettera nella quale ha ribadito il «parere negativo all’iniziativa».

Il Comune diserta. Il sindaco Roberto Cenni ha affidato a un comunicato il suo pensiero: tre riflessioni “pepate”. In primo luogo, per Cenni, mancando la reciprocità nel rapporti import-export (dogane molto rigide con i prodotti in entrata in Cina, tanto che una ricerca del laboratorio dell’Istituto Buzzi ha dimostrato che su 52 prodotti tessili fatti in Cina e importanti in Italia, nel caso inverso ne sarebbero entrati in Cina appena 18) «ogni iniziativa di collaborazione sino-italiana - ha detto - oltre a mettere a rischio il nostro prezioso know how ci vede perdenti in ogni caso sul fronte delle dinamiche commerciali». La terza critica è per il Creaf: «Il Centro di ricerca risolverà forse solo il problema del contenitore Creaf, senza alcuna chiarezza sul contenuto». Insomma una bocciatura integrale.

Che non vede d’accordo uno dei fautori del centro, il presidente Gestri: «Questa collaborazione a livello universitario tra Italia e Cina è certamente un’opportunità sul fronte degli scambi commerciali ma è anche un’occasione - è il giudizio - per i processi di integrazione tra le due comunità a Prato».

La prima ricerca. Il Centro nascerà con un finanziamento di un milione 200mila euro, 600mila mesi dalla Regione e con il sostegno sui singoli progetti. Il primo esiste già ed è “made in China”: si tratta di una ricerca su un tessuto-non tessuto, finanziata dal ministero della tecnologia cinese con un milione e mezzo di euro e sul quale il ministero italiano ha dato il proprio ok. Il progetto verrà sviluppato nel centro pratese con il coinvolgimento delle imprese dei due Paesi: Tecnotessile sul fronte locale, Sci-Tech University (Zhejiang) sul fronte cinese.

Gli obiettivi. Tutti ben individuati quelli di TexTech e messi nero su bianco: ricerca congiunta su nuovi filati (niente cardato nè produzioni specifiche del distretto); indagini sui prodotti a basso impatto ambientale; servizi alle imprese italiane e cinesi così declinati: sicurezza dei prodotti e libera circolazione delle merci, certificazione e controllo di qualità.

L’ambasciatore si impegna. Franco il colloqui tra il presidente Rossi e l’ambasciatore cinese. Il governatore ha chiesto il rispetto delle leggi italiane, l’adesione di più imprese cinesi alle associazioni di categoria, lo stop dell’evasione fiscale e l’assunzione di dipendenti italiani in aziede cinesi. L’ambasciatore si è detto disponibile e ha fatto anche di più: «Chi lavora in Italia - ha detto - deve contribuire al benessere sociale e occupazione delle

comunità. Siamo pronti a impegnarci per risolvere il nodo del mancato rispetto delle regole e dell’evasione». Peccato che l’ambasciatore Ding Wei sia in procinto (pochi giorni) di tornare in Cina perché il suo mandato è scaduto. Il distretto spera nel prossimo.

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