Prato con la chiusura delle sue aziende tessili, perde se stesso

Gabriele Bonacchi, ex dipendente del Gruppo Fedora, ha ritrovato lavoro dopo 4 anni e oggi racconta in una lettera la tristezza per l’assenza di un mondo, quello del tessile, a cui in tanti avevano ancora molto da dare

    PRATO. Lavorava alla rifinizione Fintes del Gruppo Fedora. Quando l’assunsero era come lavorare in banca o avere un impiego statale. Era impossibile pensare che il tessile avrebbe vissuto una crisi così profondo e che le aziende più importanti del distretto avrebbero avuto una fine ingloriosa. Gabriele Bonacchi, 49 anni, dopo quattro anni ha ritrovato un lavoro (fa il portiere al Tennis Club) ma il tessile è qualcosa che ti rimane addosso.

    Dopo la notizia della chiusura della rifinizione Fintes ci ha inviato una lettera su un mondo che non c’è più. Un mondo che era l’essenza di Prato.

    Ecco la lettera.

    “Nel mezzo del cammin della mia vita mi ritrovai.. Avrei potuto incominciare così per dipingere la mia esperienza. Dopo aver appreso della chiusura della rifinizione Fidias ho sentito un profondo senso di smarrimento e di tristezza. Io che ho vissuto in mezzo a filati e pezze per 45 anni devo assistere al dissolversi di un mondo nel quale sono nato e vissuto , assistere impotente e inerme. Il pensiero va ai miei ex colleghi e come loro centinaia di altri che una volta usciti dal tessile, non vi sono più potuti rientrare: persone capaci, con enormi bagagli di esperienze che, come me, avevano ancora molto da dare. E' un mondo che si sta perdendo e che non ritornerà. Si parla di disastro economico, ma quello economico è solo una piccola parte. Il disastro è anche la perdita del valore umano, culturale e professionale che nessuno pensa. Ripercorro con la mente anni di duro lavoro, tante cose che ho imparato con sacrificio e passione, fino a che un giorno quando sono arrivato in fabbrica e ho trovato il cancello chiuso.Chiuso e non capivo. Dopo 27 anni quel cancello si chiudeva e tutto stava finendo lì. Non credo nella fortuna ma mi sento una persona fortunata perché dopo 4 anni sono riuscito a trovare lavoro, un buon lavoro. Sono solo con un mutuo sulle spalle che ad agosto finirò di pagare. Tutto quindi non è finito lì.Ma rimane quella profonda tristezza, ogni giorno in questa città perdiamo qualcosa di noi, della nostra cultura. Accade nell'indifferenza e nel cinismo di un mondo senza memoria. In questo mondo io mi sento più povero”.

    24 giugno 2013

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