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La storia riemerge dalle vecchie cantine

Sotto la Pieve di Santa Maria a Bacchereto due archeologi pratesi hanno portato alla luce importanti ritrovamenti

CARMIGNANO. Per secoli, dietro i suoi tini e sotto una pavimentazione di cemento, le vecchie cantine della Pieve di Santa Maria a Bacchereto hanno custodito importanti reperti storici utili alla ricostruzione della storia dell'antico borgo. E chissà quanto ancora tutto sarebbe rimasto nascosto se alla Polispostiva Bacchereto, con il supporto del Comune di Carmignano, della Provincia di Prato e della Diocesi di Pistoia, non fosse venuto in mente di restaurare quei vecchi spazi sotto la chiesa per farne la sede del Museo della Ceramica. Le splendide maioliche realizzate nella zona tra il quattordicesimo e il quindicesimo secolo, fino a poco tempo fa erano esposte nella villa medicea di Artimino insieme ai reperti etruschi che recentemente sono confluiti nel Museo archeologico di Artimino. Si è aperto dunque il problema di dare una location adeguata alle maioliche rimaste senza casa. Il pensiero è andato subito a Bacchereto perchè è qui che storicamente è nata l'arte della ceramica poi spostatasi a Montelupo per sfruttare l'Arno come mezzo di trasporto. La Polisportiva ha individuato nelle cantine parrocchiali lo spazio ideale.

E' qui che inizia la nostra storia perchè ad una bella intuizione si è aggiunta una bella idea: chiamare due archeologi per visionare quei locali ripuliti dal cemento e dai tini e verificare se possono raccontare qualcosa di più di quanto è già conosciuto. Tommaso Zoppi e Giulia Marchese , marito e moglie, di Prato, già molto conosciuti e apprezzati sulle colline del Montalbano perchè si occupano del Museo archeologico di Artimino, accettano la proposta della Polisportiva e attraverso un esame dei muri esistenti scoprono ciò che nessuno immaginava. Dal pavimento di una delle stanze, ecco spuntare la volta di una chiesa precedente all'attuale, ma è nella stanza accanto che troviamo il reperto più significativo: un pezzo di abside che non è presente nella chiesa che si trova proprio di sopra. Secondo i due studiosi, seguiti anche da Giovanni Roncaglia della Soprintendenza e Maria Chiara Bettini del Comune, il reperto è databile tra l'undicesimo e il tredicesimo secolo e ulteriori approfondimenti sono in corso per calcolare il perimetro della struttura e per cercare di capire se l'opera sia crollata in seguito ad alcune scosse di terremoto avvenute nel pistoiese nel XIII secolo come dimostrerebbe le due strutture di contenimento che sono state realizzate intorno all'abside. Chissà se è il resto della chiesa della cui esistenza si ha già notizia nel 1138 e che divenetrà pieve nel 1276.

Altra scoperta importante, di fronte all'abside, è un pezzo di muro del Castello. Che esistesse lo affermano i documenti storici, ma mai se ne era trovata traccia. Ultimo ritrovamento, la cosiddetta casa del notaio, la struttura più antica dopo

la pieve che i due archeologi chiamano così perchè ce n'è traccia in alcuni documenti. Questi insospettabili resti potranno essere ammirati dal 1° al 9 settembre durante la Sagra del fico il cui ricavato contribuirà al pagamento delle spese di restauro che ammonta a circa 200mila euro.

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