Tornati dopo 60 anni i resti del militare deceduto in Germania nel ’43

Il sergente Toccafondi finalmente riposa in pace

    di Barbara Burzi PRATO. Tra il partigiano Nello e il bersagliere Milton, nel riquadro riservato ai caduti in guerra del cimitero di Chiesanuova, riposa finalmente in pace il sergente Guido Toccafondi: nato l'8 agosto del 1923 a Cantagallo e deceduto il 31 dicembre del 1943 in Germania. Le sue spoglie sono tornate ieri in patria dopo più di sessant'anni di attesa. Sulla lapide del soldato pratese internato in un campo di lavoro nazista e poi sepolto in un cimitero tedesco, adesso, qualcuno potrà almeno posare un fiore. Dimenticato dallo Stato, ma non da quei nipoti che hanno conosciuto lo zio attraverso i racconti delle loro madri (sorelle del soldato) e le lettere che spediva dal fronte, di cui sono rimaste scatole piene.  I familiari, a suo tempo, furono informati della morte dell'uomo e sapevano che era stato sepolto in un cimitero di Hannover, ma purtroppo nel dopoguerra non c'erano le possibilità di andarlo a cercare. Finché lo scorso marzo, grazie a un articolo del Tirreno che pubblicava una lista di dispersi stilata dal ricercatore veronese Roberto Zamboni, Lorenzo Guido Carlan, nipote del soldato morto in guerra, è riuscito a rintracciare il cimitero militare dove era stato sepolto lo zio. «Non mi sono mai rassegnato a trovarlo - racconta Carlan - è come se lo avessi sempre conosciuto perché di lui ho sempre sentito parlare, specie da mia madre, che era sua sorella minore; così dopo l'articolo apparso sul Tirreno ho contattato immediatamente Zamboni che mi ha indicato i passi da fare per chiedere il rimpatrio. Per il Ministero della Difesa avrei avuto diritto ad un contributo del Comune, che però si è rifiutato per mancanza di fondi anche se si trattava di poche centinaia di euro».  La Misericordia di Prato si è invece resa disponibile per andare a prendere le spoglie, che sono state trasportate su un treno fino alla stazione di Bologna in un'urna di legno avvolta nel Tricolore.  Ieri l'inumazione, preceduta da una breve cerimonia funebre che stata officiata dal parroco di Galciana don Paolo Bini nella cappella del cimitero di Chiesanuova. Erano presenti i nipoti dell'uomo con le rispettive famiglie, che d'ora in poi avranno una tomba su cui piangere il loro caro. Sempre vivo nella memoria del cittadino Lorenzo Guido, cui va il merito di aver ritrovato un familiare di cui porta anche il nome. «L'ho dato anche mio figlio» ammette con orgoglio. «Era di leva quando mio zio partì per il fronte insieme a tanti altri soldati - racconta Carlan - dopo l'armistizio dell'8 settembre i tedeschi lo catturarono e l'internarono in un campo di lavoro, dove, per quanto ne sappiamo,faceva l'autista. Un giorno arrivò la notizia della sua morte, avvenuta per setticemia in seguito a un'infezione causata da una ferita alla testa che, stando alle comunicazioni ufficiali, si sarebbe provocato cadendo dal camioncino. Era uno che scriveva tante lettere - conclude - ne abbiamo tantissime del periodo di leva, molte meno quelle arrivate dal fronte su cui è evidenteil timbro della censura».
    30 ottobre 2011

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