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Spacca la mascella all'amico

Lite a scuola: studente cinese reagisce con un cazzotto

PRATO. E' arrivato in classe con qualche minuto di ritardo e al banco dove di solito sedeva ha trovato un compagno. «Spostati». «No, vai te da un'altra parte». Il quattordicenne italiano ha allora piazzato il suo zaino sulla testa al compagno, un ragazzo di origini cinesi più grandicello. Ed ecco l'imprevedibile. Il ragazzo seduto si è girato e ha tirato un pugno sul volto all'amico. Frattura della mascella e della parte orbitale sinistra. Trenta giorni di prognosi.

Poteva e doveva essere una scaramuccia come quelle che di solito accadono tra compagni di classe. Senza nessuna conseguenza. Invece quel pugno è partito troppo forte («più di quanto probabilmente anche chi l'ha tirato poteva immaginare» provano a dare una spiegazione i professori), e la situazione è degenerata.  Erano le 8,20 di lunedì. Il professore di diritto ed economia stava compilando il registro. Aveva la testa abbassata e non ha fatto neppure in tempo a rendersi conto di cosa stesse accadendo tra i due studenti della classe dell'Istituto tecnico per il settore economico Dagomari.  E' stata la professoressa Gabriella Pimazzoni, collaboratrice di presidenza, a gestire in un primo momento la situazione. E' entrata in classe, ha chiesto spiegazioni su cosa fosse successo ma i ragazzi non volevano parlare.  E' bastato far capire loro che avevano un comportamento omertoso e che per questo sarebbero stati puniti tutti per incrinare il muro di silenzio. Pochi minuti e sono venuti fuori i primi racconti.  Intanto al quattordicenne è stato messo del ghiaccio sul volto e sono stati avvertiti i genitori che l'hanno accompagnato al pronto soccorso dell'ospedale di Prato dove poi, nel primo pomeriggio, si è recata la polizia per fare i primi accertamenti.  E' probabile che l'episodio si trasformerà in una denuncia per lesioni personali trattandosi di un reato che si persegue d'ufficio.  Non sembra che prima del violento cazzotto siano volate parole razziste né offese. Almeno questo hanno riferito ai docenti gli studenti e il ragazzino picchiato. «Gli ho appoggiato lo zaino sulla testa ma così, per gioco, per scherzare», si sarebbe difeso il quattordicenne, anche lui incredulo. Il compagno cinese invece si è chiuso nel silenzio, senza dare spiegazioni sulla reazione.

La preside tra lunedì e ieri ha parlato con i genitori di entrambi i ragazzi e con ogni probabilità verranno presi provvedimenti disciplinari nei confronti del giovane cinese. «Non è mai successo niente di così grave», ha commentato la professoressa Pimazzoni che, dopo l'accaduto, ha avvertito i genitori del ragazzo ferito che è stato accompagnato al pronto soccorso.  «Non mi risulta ci sia stato mai prima alcun alterco», riferisce il professor Antonio Muratore. «E' una classe tranquilla - aggiunge - e non ho mai saputo di atteggiamenti di insofferenza tra ragazzi italiani e cinesi. Noi abbiamo il 62-65% di studenti cinesi nelle prime classi e, di solito, sono riservati, educati. Proprio come il ragazzo che ha dato il pugno. E anche la vittima è un bravo ragazzo, ha buoni risultati scolastici».  La spiegazione non è da cercare nei rapporti tra ragazzi di origini diverse. Ne è sicuro il professor Muratore.  «L'impressione - dice - è che le conseguenze siano andate oltre ogni previsione. Lo studente cinese non ha calcolato,
secondo me, cosa sarebbe successo con quel cazzotto. Ha sottovalutato. Doveva essere uno di quei comportamenti sciocchi normali nei ragazzi di quell'età. Certo la reazione, è evidente, sia stata eccessiva».

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