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La camorra fa i milioni con gli stracci

Blitz contro il traffico illecito di rifiuti: 17 arresti tra Prato, Montemurlo ed Ercolano

 PRATO. La camorra ha messo le mani da tempo sul commercio di indumenti usati, un affare milionario che ieri ha portato in carcere sei persone e altre nove agli arresti domiciliari sull'asse Prato-Ercolano.  E' l'atto finale di un'inchiesta della Direzione distrettuale antimafia durata oltre due anni su un traffico illecito di rifiuti che ipotizza la falsificazione dei documenti di trasporto per risparmiare sui costi di trattamento e di smaltimento. Il nome più in vista tra gli arrestati è l'imprenditore Franco Fioravanti, titolare della Eurotess di via Brescia a Montemurlo. Fioravanti è finito alla Dogaia, mentre la moglie Edwige Pichot e la segretaria poggese Elena Tatti sono ai domiciliari. In Campania invece l'affare era gestito da Emauele Bagnati per conto del clan camorristico Birra-Iacomino di Ercolano. A sei degli arrestati (lo stesso Fioravanti, Bagnati, il trasportatore Gabriele Borragine e i commercianti Filippo Cozzolino, Giovanni e Salvatore Scognamiglio) viene contestata l'aggravante di aver favorito la camorra.  Secondo i carabinieri del Nucleo operativo ecologico, che ieri mattina hanno eseguito le ordinanze di custodia e numerose perquisizioni, l'illecito guadagno sul commercio degli stracci si sarebbe realizzato con la falsificazione della documentazione contabile. Un chilo di indumenti usati, in gran parte provenienti dalla raccolta delle organizzazioni umanitarie, viene pagato alla fonte tra i 10 e i 20 centesimi e rivenduto tra i 40 e i 45. Nella fase intermedia la legge prevede che debba esserci un trattamento di vaglio, cernita e igienizzazione, da farsi in aziende autorizzate. Una di queste è la Eurotess di Fioravanti, che secondo gli inquirenti quasi sempre si limitava a cambiare la documentazione di trasporto senza fare alcun trattamento, risparmiando così circa 25 centesimi al chilo. Una parte degli indumenti usati viene poi rivenduta nei mercatini, un'altra diventa materia prima tessile, il restante (meno del 10%) dovrebbe essere smaltito in discarica.  I carabinieri del Noe hanno monitorato in due anni 320 trasporti illeciti per un totale di oltre 5.000 tonnellate di indumenti usati. Su questa massa di stracci sarebbe stato realizzato un illecito guadagno di sette milioni e mezzo di euro, ma siccome il giro complessivo è molto più ampio, gli inquirenti ipotizzano un profitto di decine di milioni. Soldi che in gran parte finiscono nella cassaforte della camorra, grazie alla collaborazione della Eurotess di Montemurlo, che è stata definita «un'impresa a partecipazione camorrista».  L'inchiesta del sostituto procuratore Roberta Pieri è nata alla fine del 2008 da un'intuizione dei carabinieri del Noe, che avevano notato la sproporzione tra il flusso di stracci in entrata e uscita dalla Eurotess, già molto chiacchierata (vedi articolo a parte), e quello che risultava dai documenti contabili. Oltre un anno di intercettazioni ambientali hanno fatto emergere il coinvolgimento della camorra e l'inchiesta è passata al sostituto procuratore Ettore Squillace della Dda. In carcere sono finiti anche il trasportatore
Sauro Bellucci e il commerciante Massimo Uliano, ai domiciliari il raccoglitore emiliano Paolo Castorri, il trasportatore Francesco Dessi e i commercianti Romeo Bruschi, Catello Russo, Raffaele Malapena, Antonio Viola e Salvatore Melillo. Sotto sequestro beni per cinque milioni di euro.

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