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Malattie reumatiche Lo psicologo aiuta a combatterle meglio

 PRATO. C'è qualcosa di nuovo nel reparto di Reumatologia dell'ospedale di Prato. Qualcosa che ha preso forma lentamente e che adesso si candida come capofila di un modo nuovo, almeno in Toscana e in Italia, di fornire sostegno a tutti coloro che soffrono di malattie reumatiche. E' lo sportello di supporto psicologico voluto da Atmar (associazione toscana malati reumatici) aperto da pochi giorni all'interno del reparto del professor Fabrizio Cantini. Che spiega: «E' uno sportello voluto dai pazienti per i pazienti, e per questo voglio ringraziare pubblicamente l'associazione dei pazienti. Il sostegno psicologico in reumatologia esiste già da tempo nei paesi scandinavi, in America e in Canada, - aggiunge - in Italia invece, credo che il nostro sia uno dei primi se non il primo in assoluto».  Come funziona. Il conceto di base è semplice. Come succede in altri campi, anche l'accettazione della diagnosi di una malattia reumatica, che molto spesso è cronica e quindi significa che il paziente se la porterà dietro per il resto della vita, determina reazioni che in qualche modo possono compromettere le stesse terapie di cura. «Il benessere psicologico permette di affrontare meglio le malattie reumatiche, lunghe e dolorose - spiega lo psicologo Cristiano Pacetti, che insieme al collega Ettore Bargellini gestirà lo sportello Atmar all'interno del reparto - malattie che molto spesso coincidono anche con una vera e propria rivoluzione familiare, oltre che personale». Naturalmente, lo sportello di primo supporto Atmar non sostituisce l'aiuto psicologico che già viene offerto da Asl. «Interveniamo il più possibile in tempo reale, molto spesso nel momento più difficile e delicato, quello della diagnosi - aggiunge ancora Pacetti - anche perchè il collegamento tra psiche e malattia è molto più stretto di quel che si pensi». «Si tratta a tutti gli effetti di un servizio in più che da qui in avanti offriremo ai nostri pazienti - spiega Fabrizio Cantini - ne guadagneranno tutti, medici compresi, visto che un sostegno di tipo psicologico permette al paziente di reagire meglio alla terapia». Com'è nato.Quello dello sportello di primo intervento Atmar nel reparto di Reumatologia è un progetto concretizzatosi dopo un lavoro di quattro anni. Prima una fase di ricerca, curata sempre da Pacetti e Bargellini, quindi nel 2010 un vero e proprio sportello sperimentale. All'alba del 2011 l'Atmar ha avuto così la sua stanza all'interno di Reumatologia per cominciare la propria attività di sostegno ai malati reumatici. «Abbiamo cercato di avvicinarsi all'apertura dello sportello nel modo più razionale e preciso possibile - spiega Renato Saviani, presidente di Atmar Toscana - quando ci siamo resi conto della necessità di una struttura del genere abbiamo cominciato i nostri studi sui pazienti concentrandoci sulle terapie e l'incidenze psicologiche. Dalla ricerca effettuata è stato poi elaborato un primo schema di come sarebbe dovuta essere la struttura di assistenza per malati reumatici che avevamo in mente».  Il presidio Atmar del reparto di Reumatologia pratese lavora a pieno regime da appena qualche giorno, dal 3 febbraio scorso. Il presidente Atmar Toscana però guarda già avanti. «Il nostro sogno è adesso quello di diventare un presidio stabile e magari fornire da esempio a molte altre strutture toscane - ammette Renato Saviani - il presidio di Prato è una realtà non solo utile ai pazienti ma anche, senza falsa modestia, un progetto unico nel suo genere». Alessandro Pattume      Fu Benigni a inaugurare il reparto Ogni anno 3.500 nuovi pazienti  12mila pazienti in tutta la Provincia di Prato. 3500 nuovi pazienti ogni anno, di cui circa il 10 per cento è sotto i quarant'anni e quasi il 50% sotto i cinquanta.  Numeri da capogiro per il reparto di Reumatologia diretto da Fabrizio Cantini che però spiega come siano cifre «che rientrino nel trend nazionale». Per l'inaugurazione del nuovo reparto si scomodò volentieri anche Roberto Benigni. Era l'ottobre del 2009, e il premio Oscar tornò a Prato per ringraziare
chi aveva curato con umanità i propri familiari. Non solo, quell'estate il geniaccio pratese devolse il ricavato del proprio spettacolo al "Lungobisenzio" proprio alla nuova struttura che avrebbe inaugurato di lì a un paio di mesi.

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