PRATO. Volevano ottenere un mutuo da 9 milioni di euro per un palazzo che ne vale il doppio, ma all'inizio delle trattative con la banca i funzionari dell'Unicredit hanno sentito puzza di bruciato e hanno segnalato presunte irregolarità alla Procura della Repubblica. E' questa la genesi di un'inchiesta aperta dalla Procura di Firenze in cui si ipotizza la tentata truffa e che vede tra gli indagati l'immobiliarista pratese Danilo Pieri, un affermato commercialista, anche lui pratese, insieme all'immobiliarista milanese Virginio Battanta e al figlio di quest'ultimo. L'ipotesi, come detto, è la tentata truffa ai danni dell'Unicredit di Firenze e al centro del complicato caso c'è un prestigioso immobile di Milano, via Gallarate, valutato 18 milioni di euro. Il palazzo apparterrebbe in tutto o in parte alle società che fanno capo a Virginio Battanta, un imprenditore milanese che ha vasti interessi immobiliari in Toscana ed è stato proprietario dello splendito borgo di Castelfalfi a Montaione, prima di cederlo alla tedesca Touristik Union International. Nel 2008 Danilo Pieri, 62 anni, già liquidatore per conto di Battanta della società proprietaria di Castelfalfi, avrebbe partecipato, sempre per conto dell'immobiliarista milanese, alle trattative per ottenere dall'Unicredit di Firenze un mutuo per complessivi 9 milioni di euro. Soldi che sarebbero serviti a finanziare parte del trasferimento del palazzo milanese tra due società facenti parte del gruppo Battanta. Sei milioni servivano per la compravendita vera e propria, tre per la ristrutturazione. In realtà l'operazione prospettata era da 12 milioni, tre dei quali sarebbero stati compensati tra le due società. E qui accade l'imprevisto. I vertici di Unicredit chiedono ai privati copia della transazione da tre milioni e a questo punto, secondo la tesi della Procura fiorentina, qualcuno pasticcia. Nel fax inviato alla banca come prova del bonifico figura la somma di tre miliardi. Chi lo riceve sgrana gli occhi e ne chiede conto ai richiedenti il mutuo. Che si affrettano a mandare un secondo fax con l'importo giusto, tre milioni, e si giustificano dicendo di aver fatto confusione tra euro e lire. Ma qualcuno dall'altra parte, in banca, ha già mangiato la foglia e dopo qualche veloce accertamento decide di presentare un esposto in Procura. Viene aperto un fascicolo nel quale si ipotizza che la richiesta del mutuo sarebbe stata un trucco per poi far sparire i soldi. In questi giorni la Procura ha inviato agli indagati l'avviso di chiusura delle indagini e si appresta a esercitare l'azione penale. Nel 2008 lo stesso Danilo Pieri, in qualità di amministratore della società pratese Agbi (Acquisto gestione beni immobili) era stato coinvolto in un'altra inchiesta, stavolta della Procura di Prato, nella quale era accusato di frode fiscale in merito all'acquisto dalla Monforte Immobiliare (famiglia Colombo) della ex sede della Michelin, in via Sempione a Milano, poi rivenduta al Gruppo Statuto. Gli contestarono un'evasione di oltre 10 milioni di euro.
P.N.
05 settembre 2010