Con le arti marziali ha conquistato la Cina

Bachini è diventato una star del cinema d'azione, "l'erede di Bruce Lee"

    di Miriam Monteleone  PRATO. E' un interprete internazionale di film d'azione. All'estero parlano di lui come un Jackie Chan o un Bruce Lee italiano. Chistian Bachini, 24 anni, pratese, ha fatto della sua passione per Kung Fu, Tae Kwon Do e Judo una ragione d'arte e di vita. E mentre i cinesi scelgono Prato come patria del manifatturiero, lui in Cina ci è andato come esperto combattente di arti marziali, per interpretare film d'azione. Chistian sarà il protagonista del nuovo film "Shangdown", prodotto dalla Mk Production di Shanghai di Jakob Montrasio, che sarà distribuito nel 2011 in Cina, Giappone, Korea, Thailandia e parte dell'Europa.  In Oriente sei ormai una leggenda. Come ci sei arrivato?  «Tutto è nato dalla mia passione per le arti marziali e per i film di Jackie Chan. Qui in Italia però per gli attori di film d'azione non si aprono molte strade e allora ho cominciato a pensare di andare in Oriente. Ho studiato il cinese e nel frattempo ho fatto un corso di recitazione alla scuola di cinema "Anna Magnani" di Prato. Ho girato due corti basati su coreografie di combattimento da portare in Cina come biglietto da visita, in modo da mostrare le mie abilità atletiche. Nel 2009 ho fatto il grande passo e sono partito. A Pechino non ho trovato grandi opportunità e allora mi sono spostato su Shanghai. Nel settembre 2009 sono riuscito a incontrate Jackie Chan. Sono stato allo Shanghai Film Festival, ed è stata una tappa fondamentale. Ho avuto anche un po' di fortuna e alla fine mi sono stabilito a Shanghai».  Quante arti marziali conosci?  «Tante. Dopo la pratica del Kung Fu tradizionale sono passato dalla Capoeira Brasiliana al Tae Kwon Do Koreano; dal Wushu moderno al Jujitsu; e poi Muay Thai, Judo, Aikido fino ad arrivare al Tricking. Più arti conosci e più sei un attore versatile nei combattimenti durante le riprese. Posso dire che da ogni arte marziale ho preso ciò che mi serviva per crearmi uno stile di combattimento tutto mio per il cinema».  Parliamo del film. Alla fine sei riuscito ad avere un ruolo da protagonista...  «A Shanghai ho lavorato in numerose produzioni, sia ad alto budget che indipendenti. Ma il vero debutto come protagonista è arrivato con "Shangdown", una produzione indipendente che è anche un omaggio agli spaghetti western italiani, il genere che tanti filmakers - anche Tarantino con "Kill Bill" - hanno cercato di omaggiare. Nel film ho avuto il grandissimo onore di lavorare con due degli stunt team cinesi migliori in assoluto, gli stessi stuntman che hanno lavorato in grosse produzioni come "New Police Story" di Jackie Chan, "Red Cliff" di John Woo, "Ip man" e tanti altri. Riguardo al futuro, ho già tre sceneggiature pronte che mi aspettano, e altre due in fase di scrittura».  Adesso ti trovi a Prato, pensi di fermarti?  «Sono tornato per cause di forza maggiore. Quando sono partito per la Cina mi ero fatto male a un ginocchio. Dovevo operarmi e rimettermi in forma, ma ripartirò presto, anche perché ci sarà la campagna di promozione del film».
    23 settembre 2010

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