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La Berretti granata ha voglia di stupire

Oggi al Mannucci alle 15 l’esordio nel Torneo di Viareggio

PONTEDERA. Ha imparato presto a prendere la rincorsa e ripartire. Già subito dopo i 25 anni, quando le sue ginocchia lo hanno costretto a dire basta col calcio. Solo con quello giocato, però, Perché Mario Piero Costa ha indossato subito i panni dell’allenatore. E nella stagione 2001-2002 ha cominciato la sua avventura da mister sulla panchina degli Juniores provinciali della Cerretese. Storie che ormai dormono nel cassetto dei ricordi.

Il presente di Costa ora si chiama Pontedera. Un’altra scommessa, partita dal basso e divenuta un’impresa. Che può assumere proporzioni ancora più importanti.

Perché oggi la Berretti granata comincia il Torneo di Viareggio, a distanza di diciotto anni dall’ultima apparizione. C’è Pontedera-Ascoli. Fischio d’inizio alle 15 al Mannucci. Nell’edizione del 2000 fu il Bari di Cassano e Enynnaya, agli ottavi di finale. Una squadra di fenomeni. Di “martelli”, come direbbe mister Costa.

Lui che nel primo giorno di preparazione, nell’estate scorsa, si è presentato ai suoi ragazzi con una frase, che poi è diventato il motto dello spogliatoio: «Nella vita ci sono due categorie di uomini. I martelli e i chiodi. Io sono abituato a essere un martello e voi dovrete essere lo stesso. Voglio una squadra di martelli». Detto, fatto. Dopo che negli ultimi anni la Berretti non era mai andata oltre il penultimo posto in campionato, con Costa in panchina la “cantera” granata ha preso il volo: quarto posto in campionato a due giornate dal termine del torneo, a un solo punto dal terzo gradino del podio, occupato dal Prato.

«Per tutti noi è stata una sfida – racconta il tecnico – abbiamo voluto dimostrare che la Berretti a Pontedera non è destinata a fallire. Ai miei giocatori ho detto che loro sarebbero stati padroni del loro destino. Io ho dato delle linee guida da seguire, il resto l’ha fatto il gruppo». Amante del calcio frizzante – «Voglio una squadra che faccia la partita sempre, senza rintanarsi –, dal carattere particolare – «Mi chiamano il sergente di ferro» – Mario Piero Costa non è soltanto un allenatore.

«A 17, 18 anni – spiega – i ragazzi non vivono di solo calcio. Hanno la fidanzata, i problemi in famiglia, quelli a scuola. Nel nostro spogliatoio parliamo di tutto e affrontiamo tutto. Siamo una famiglia vera».

E allora sotto col Torneo di

Viareggio. Senza pensare neppure lontanamente che esserci è già una vittoria. «Vogliamo essere la rivelazione del torneo. L’Ascoli è una squadra forte, ma faremo di tutto per farli sudare. Non verranno a giocare un’amichevole. Loro sono bravi, ma io ho 24 martelli pronti a colpire».

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