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Brutto Pisa, ancora un finale da paura

Manaj illude l’Arena Garibaldi, poi la squadra cala vertiginosamente come a Vicenza e regala il pari al Latina

PISA. Manaj, col suo secondo gol consecutivo, illude un Pisa opaco; Corvia nel finale, con i nerazzurri in crollo verticale come a Vicenza, lo ributta in piena bagarre. E così il Latina porta via un pari dall’Arena, senza festeggiare granché perché in una partita come questa, con le penalizzazioni in arrivo, un punto per uno non fa bene a nessuno.

3-4-1-2 lo schieramento del Pisa con Tabanelli dietro Manaj e Masucci, 3-4-3 (in teoria) quello del Latina e 5-3-2 in pratica quando difende, con Rocca che arretra sulla linea dei mediani Mariga e De Vitis lasciando più avanti Insigne e Bonaiuto.

Appena le squadre si schierano in campo, con il Pisa che attacca verso la curva Nord, una vera ovazione accoglie il portiere del Latina con un lungo coro “Uno di noi, Pinsoglio uno di noi...”. Facile la spiegazione per i nostri colleghi “nazionali” spiazzati da un’accoglienza così calorosa a un avversario: Pinsoglio l’anno scorso era il portiere del Livorno che con un’uscita sfortunata propiziò la rimonta del Lanciano nella partita decisiva per la retrocessione.

All’8’ la prima grande occasione per il Pisa: Longhi spadroneggia sulla sinistra ed entra in area, scarica al centro per Manaj ma l’aggancio del centravanti all’altezza del dischetto del rigore non è velocissimo e la difesa fa in tempo a murargli il tiro.

Il Pisa insiste, la benevolenza dell’arbitro salva il Latina in un’occasione compromettente (da fallo più cartellino) con Manaj atterrato “gratis” mentre si involava verso l’area. Marinelli peraltro tende a non fischiare mai, da una parte e dall’altra, se il fallo non gli appare netto, ma non tutti i giocatori se ne accorgono; le sue decisioni oltretutto indispettiscono moltissimo il pubblico su molti episodi dubbi.

Nel finale del primo tempo inizia il gran tifo in curva, dopo lì’esposizione dello striscione su tre livelli “38 diffide - 38 minuti di silenzio - e domani si vedrà...” che spiega l’inizio in ritardo del tifo ultrà.

Nella ripresa Vivarini osa di più: dentro Corvia per Rolando, ora il suo è un 3-4-3 “vero”. Un buon contropiede dopo una punizione per il Pisa porta Bonaiuto al tiro da buona posizione, la mira però è pessima. E nell’azione successiva il Pisa finalmente colpisce: Longhi può crossare dalla trequarti sinistra, la palla è molto tagliata, lo stacco a vuoto Masucci sul primo palo manda fuori tempo Pinsoglio e quasi sulla linea di porta Manaj precede il tentativo di recupero del portiere, per la gioia dei quasi ottomila dell’Arena.

Il Latina reagisce: al 18’ dentro De Giorgio per Mariga. Dall’altra parte un graditissimo rientro, ma che nell’immediato non sortirà effetti: al 22’ torna in campo Nacho Varela, dopo tre mesi di infortunio, al posto di Manaj. Proprio Varela al 28’ innesca un’azione d’attacco che porta al tiro Angiulli quasi a botta sicura: è Brosco a salvare la porta dei laziali. Il generoso Tabanelli intanto ha finito la benzina: giù per un fallo a centrocampo lascia il suo posto a Gatto. Ma l’inerzia della gara non è più favorevole.

Terrore puro in area pisana al 33’ quando Ujkani esce su Insigne al limite dell’area ma quasi sul fondo si fa anticipare: palla in mezzo, Di Tacchio in tuffo acrobatico allontana anticipando Corvia e Bonaiuto a porta sguarnita. La beffa è solo rinviata, perché al 35’ Corvia, servi to da De Giorgio (cross dal vertice destro), stacca facile quasi in area piccola, dimenticato da Milanovic, e insacca di testa l’1-1.

La carta d’emergenza è Cani: al 38’ rileva Verna per un 4-2-4 da dentro o fuori. In avanti ci sono le truppe ma non i rifornimenti. Al 39’ Bonaiuto in contropiede può calciare da buona posizione: la palla è quasi nel sette, Ujkani stavolta fa il miracolo deviando in angolo. Sono fasi concitate, il Pisa rischia ancora una mischia e appare frastornato quando deve difendere. E in attacco non ci sono più né energie né idee. 3 minuti di recupero

senza altre occasioni, al fischio finale in campo scende il gelo. Niente è perduto, ma per salvarsi bisogna fare di più: gli applausi finali di un pubblico generoso sono un sostegno sincero a una squadra in difficoltà, non certo un giudizio sulla prestazione.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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