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Marco: «Ho rischiato di morire, ora torno nella mia palestra»

San Frediano a Settimo: da sabato prossimo Morganti, detto il “guerriero”, sarà di nuovo alla Millennium. Ha dovuto lottare per la vita a causa di una malformazione artero-venosa

SAN FREDIANO A SETTIMO. L’incubo di una emorragia cerebrale, i giorni della vita appesa a un filo sono ancora presenti nella mente di Marco Morganti, titolare della palestra Millennium a San Frediano. Ma in questi mesi la forza, il coraggio, la pazienza e la determinazione non lo hanno mai lasciato da solo. E ora Marco torna al lavoro. Sabato 15 settembre, dalle 16, comincia la nuova stagione della sua palestra con Marco, il “guerriero”. Una grande emozione per lui è tutta la sua famiglia. 
 
«Mi sono impegnato tantissimo al fine di raggiungere un livello di autonomia accettabile e ragionevole, il desiderio di tornare alla mia attività è diventato realtà – racconta – Un anno e mezzo fa lottavo per la vita per colpa di una malformazione artero-venosa (Mav) congenita che ha deciso di rompersi quando ero in compagnia della mia famiglia nel posto più sicuro del mondo: la Palestra Millennium. Proprio da questo luogo voglio ricominciare», racconta. 
 
«Devo ancora combattere contro una paresi del lato destro del corpo che mi limita moltissimo i movimenti. Poi, con le intermittenze e le interferenze, i pensieri si affollano e mi mandano in confusione causando una invalidità» che Marco spera di superare. 
 
Tante persone hanno seguito i progressi di Marco mantenendosi in contatto con lui anche attraverso i social, oltre che andandolo a trovare. 
 
«La mia famiglia, Elisa, la mia dolce metà, mio padre Delio, mia madre Giuliana, i miei due stupendi figli Manuel e Michelle sono stati fondamentali assecondandomi sempre e comunque: mi sono ritrovato dal fare tutto a non poter far niente; mi consideravo un peso, ero un vegetale». 
 
Invece c’era una speranza. «Bene, adesso voglio iniziare a lavorare. L’invalidità non mi toglierà la possibilità di occuparmi della Millennium. Ovviamente sarò assistito da mia moglie, da mio padre, da una persona speciale e veramente eccezionale, Lorenzo Carli, e dalla dolcissima Irene Salvadori». 
 
Morganti coglie questa occasione per ringraziare la sua logopedista. E annuncia: «Presto racconterò quello che si prova: sto scrivendo un libro, “I miei primi 40 anni, la mia seconda vita”». 
 
Marco è vivo per miracolo: «Sono stato salvato da angeli fatti persone: Edoardo, il medico che mi intubò in ambulanza a Riglione; Lorella Rosin che mi accompagnò a Cisanello dove fui operato tre volte in una settimana in anestesia totale dal dottor Riccardo Vannozzi. Mi sono svegliato in terapia intensiva dopo aver visto il tunnel nero e la luce bianca in fondo». 
 
«Adesso – conclude Marco Morganti – comincio a star meglio,
come mi hanno detto sei mesi fa i medici e i fisioterapisti. Comunque, in questa tremenda avventura non ho avuto alternativa. Come dice il mio amico Dario Marchi, “non sai mai quanto sei forte finché essere forte è l’unica scelta che hai”». 
 
 

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