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il caso 

La Regione impone di svuotare la porcilaia

Ma la società Torre a Cenaia studia una controffensiva per evitare la chiusura dell’allevamento a fine settembre

CENAIA

L’allevamento di maiali di Cenaia cambierà radicalmente alla fine del mese, quando è in programma l’uscita degli animali dalle stalle.

«Lo ha imposto la Regione all’azienda alla fine di agosto – dice il sindaco di Crespina Lorenzana, Thomas D’addona – Ora è in corso una Valutazione d’impatto ambientale (Via) postuma, ma solo per una eventuale riapertura l’anno prossimo ed esclusivamente se verranno rispettate le prescrizioni imposte dagli enti di controllo».

Dalla società, però, fanno sapere che «sono in corso valutazioni e un’iniziativa per evitare la chiusura dell’allevamento». Proprio in vista del 29 settembre, giorno in cui scadono i termini per presentare osservazioni rispetto al procedimento di valutazione ambientale in corso in Regione, alcune associazioni ambientaliste hanno scritto ai sindaci di Comuni della zona per chiedere loro di presentare osservazioni. Sarebbero i territori che risentono delle maleodoranze che si presume provenire dall’allevamento di Torre a Cenaia e che, negli ultimi anni, ha fatto molto discutere. «Seguo la vicenda dal 2012 – riprende D’Addona – E devo dire che finora non c’è stata tutta questa levata di scudi nei confronti di una realtà a cui la Provincia aveva indicato di seguire un buon numero di prescrizioni in fatto di rispetto dell’ambiente. Quando la competenza in materia ambientale è passata alla Regione, le varie procedure sono ricominciate dall’inizio senza che la situazione cambiasse».

Ora, però, il caso sembra essere arrivato a una svolta. «Da marzo nell’allevamento non entrano più maiali piccoli e a settembre tutti gli animali dovranno uscire dalle stalle – sottolinea il sindaco – È il risultato di un lungo lavoro fatto dal nostro Comune, dalla Regione e dall’Arpat».

Nella lettera ai Comuni di Crespina Lorenzana, Calcinaia, Casciana Terme Lari, Cascina, Collesalvetti, Fauglia e Ponsacco, Orizzonte comune Crespina Lorenza, Legambiente, Ei-Creas Cascina, Le Fionde Cascina ed Eliantus Ponsacco scrivono che «è stato aperto nel mese di luglio un procedimento di Valutazione di impatto ambientale postuma per un allevamento intensivo la cui area di influenza, in termini di emissioni in atmosfera, nel suolo e nelle acque, si estende su tutti questi comuni. Ai sindaci chiediamo di intervenire, in modo da tutelare la salute dei cittadini che potrebbe essere compromessa da un funzionamento non adeguato della struttura, che per le dimensioni, il numero di animali (oltre 15.000) e la permanenza da oltre 40 anni nel territorio, è più simile a un insediamento industriale che a una azienda agricola». In più, secondo gli ambientalisti, «in molte frazioni si sentono maleodoranze spinte dalle brezze; non sono i buoni odori della campagna, ma gas che possono contenere sostanze nocive. Non si conosce lo stato delle falde nell’area dall’azienda, da cui viene prelevata con 3-4 pozzi acqua

potabile consumata dai cittadini».

Su questo, il sindaco D’Addona osserva: «Le falde sono monitorate da Arpat e dal gestore idrico che, al minimo problema, fanno partire le segnalazioni agli enti preposti». —

A.Q.

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