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L'omaggio di Pontedera a Sandro Mazzinghi

Celebrato il 50esimo anniversario della vittoria del pugile pontederese contro Ki Soo Kim. Il sindaco Simone Millozzi ha consegnato al campione le chiavi della città in segno di riconoscenza

PONTEDERA. Non sarà stato come mettere piede sul gradino più alto del mondo, come accadde in quella magica notte del 1968, ma gli occhi di Sandro Mazzinghi, 80 anni a ottobre, sono tornati a bagnarsi di lacrime di gioia. Mezzo secolo dopo, Pontedera si alza ancora in piedi per il suo pugile “martello”, che ricambia con sorrisi e saluti strabordanti di emozioni. Che serata, domenica 27 maggio, al teatro Era. E che sorpresa per Sandro che, a distanza di mezzo secolo dalla conquista del titolo mondiale nei Superwelter contro il sudcoreano Ki Soo Kim, di fronte ai 60mila dello stadio San Siro a Milano, ha ricevuto dal sindaco Simone Millozzi le chiavi della città di Pontedera.

Il pubblico presente al Teatro Era...
Il pubblico presente al Teatro Era (Foto Franco Silvi)

«Dovevamo rendere omaggio a un uomo di sport che ha costruito e realizzato il suo riscatto sociale grazie alle sue uniche forze. Erano gli anni successivi all’alluvione del 1966 – dice Millozzi – e l’impresa di Sandro Mazzinghi rappresentò la forza dei pontederesi, che non piegarono la testa di fronte alla catastrofe e si rimboccarono le maniche. La storia del nostro pugile deve essere d’esempio per i giovani, perché racconta che ogni sogno è realizzabile se ci si crede davvero». L’evento al teatro Era ha messo in luce il Mazzinghi campione, ma anche il Mazzinghi ragazzino, quello che a Pontedera ha coltivato le sue amicizie e i suoi primi amori. E che col tempo è diventato un idolo.

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«Era il nostro super eroe, tutti volevamo imitarlo», racconta Riccardo Minuti, amico del pugile e autore del libro “Mazzinghi. Un eroe del ’900”, che ha scandito la serata con aneddoti e curiosità sull’uomo che ha portato Pontedera sul tetto del mondo. Alcune copie del libro saranno inviate al Museo nazionale del pugilato, ad Assisi.

Conoscenti, appassionati, intere generazioni sedute in platea ad ascoltare e rivivere la storia del grande Sandro. E anche colleghi, come Mouhamed Ali Ndiaye, pugile di origini senegalesi, pontederese d’adozione, campione d’Italia nel 2008 e dell’Unione Europea nel 2011-2012, che, osservando gli spezzoni dello storico match contro Ki Soo Kim, proiettati al teatro Era, commenta: «Sandro cercava molto i colpi bassi, perché sono quelli che non ti abbandonano mai, che ti stanno addosso fino alla fine e alla lunga ti fanno mancare le forze, ti sfiniscono. E Mazzinghi lo sapeva bene. Lui – dice Alì – lottava con il cuore, aveva una fame di vittorie clamorosa, non era un pugile, era un demolitore».

Alla fine della serata, prima della consegna delle chiavi della città, salgono sul palco gli ospiti: Ugo Russo, giornalista sportivo, Alberto Brasca, presidente della Federazione Pugilistica Italiana, Franco Falcinelli, alla guida dell’European Boxing Confederation, e Maurizio Stecca, campione olimpico nel 1984. Poi tutti in piedi. Arriva Sandro, accompagnato dai figli David e Simone. Il teatro Era impazzisce. Pontedera esplode di fronte al suo fenomeno. Come nel 1968.

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