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Il sangue per trasfusioni si trasporta con il drone

Il progetto, tra i primi al mondo, è di una spin-off della Scuola Sant’Anna in collaborazione con l’ospedale di Pontedera: volo dimostrativo a giugno

PONTEDERA. Il trasporto di sangue da un ospedale a un altro potrebbe varcare presto una nuova frontiera. Grazie a una spin-off della Scuola Sant’Anna, all’Istituto di Biorobotica di Pontedera.

È la Ab-Zero dei molisani Giuseppe Tortora e Andrea Cannas che hanno ideato un contenitore da agganciare a un drone commerciale, di grosse dimensioni, in cui inserire sangue, plasma e piastrine, tenendo sotto controllo da remoto i prodotti emoderivati e assegnando una rotta al drone. È la capsula intelligente, anzi la capsula smart. Una sorta di piccolo frigorifero che può essere regolamentato a distanza. Per il sangue, infatti, la temperatura mantenuta nel contenitore oscilla tra uno e due gradi. Per le piastrine deve essere garantita la temperatura ambiente, ma la capsula deve oscillare per un’ottima qualità del prodotto.

«Siamo i primi nel mondo ad aver elaborato un sistema di questo tipo, nel pieno rispetto della normativa e con un guadagno sociale ed economico certo – dice Tortora, 33 anni, ricercatore dell’Istituto di Biorobotica – In ogni viaggio per trasportare sangue col drone il risparmio medio è di duemila euro».

Risparmio economico, ma anche di tempo. «Basta pensare alla strada da percorrere per portare sangue da Pontedera a Volterra, oppure all’Isola d’Elba», aggiunge il ricercatore che sta collaborando con il centro trasfusionale dell’ospedale di Pontedera, diretto dal dottor Fabrizio Niglio, per partire con questo sistema dalla città della Vespa. La novità è rappresentata proprio dal dispositivo utilizzato per trasportare sangue.

«In Svizzera, Stati Uniti e Giappone sono stati provati voli per dimostrare che il trasporto di sangue con i droni è possibile – sottolinea Tortora – Ma il nostro progetto è il primo che rispetta le normative e che, tra l’altro, è prossimo a poter essere messo in pratica».

Alla fine di maggio Niglio parteciperà al Convegno nazionale di studi di medicina trasfusionale di Genova e, in quella circostanza, presenterà proprio questa nuova soluzione a cui guardano molte aziende e istituzioni. La Regione Molise, per esempio, ha erogato un finanziamento da 600mila euro per la Ab-Zero, affinché si facciano studi per la realizzazione di una flotta di droni per il trasporto di emoderivati. Un primo passo verso un progetto di ricerca europeo con il Sant’Anna a cui ambiscono Tortora e Cannas (37 anni, architetto).

«Il progetto potrebbe essere finalizzato a realizzare uno stormo di droni – spiega il 33enne – Ogni dispositivo può portare cinque chili, ma se avessimo un gruppo di droni che, durante il volo, interagiscono tra loro, avremmo la possibilità di trasportare molti più prodotti».

All’inizio di giugno, durante un’iniziativa della Fratres a Pisa, dovrebbe esserci il volo dimostrativo del drone con la capsula smart per il trasporto del sangue. «Sarà l’occasione anche per incontrare investitori – aggiungono i due soci – perché il progetto, ovviamente, ha bisogno di finanziamenti».

Per adesso i droni della spin-off possono volare tra i venti e i quaranta chilometri. Ma la capsula può essere adattata a qualsiasi tipo di drone con un aumento della distanza da coprire anche di 300 chilometri. «E quando arriva

a destinazione, il sangue trasportato con la nostra capsula – conclude Tortora – può essere trasfuso immediatamente. Il lavoro da fare è ancora molto, ma siamo sulla buona strada per giungere a breve all’inizio del servizio».

Andreas Quirici

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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