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La bella cornice che “copre” rifiuti e degrado

Viaggio all’interno dell’ex istituto professionale a Pontedera dismesso nel 2012 e ormai in stato d’abbandono. A fine marzo è stato inaugurato il murale sulla facciata, ma nel cortile la situazione è a rischio igienico

PONTEDERA. Chissà come avrebbero reagito Don Chisciotte e Sancho Panza. Chissà cosa farebbero se, voltando le spalle, dietro di loro vedessero una discarica a cielo aperto. Loro, paladini della giustizia e contro ogni torto sociale, raffigurati sulla facciata di un edificio che, al proprio interno, si presenta con erbacce, rami accatastati e addirittura sacchi dell’immondizia. L’altro volto dell’ex Ipsia di Pontedera. Splendente, avanguardistico e “cool” all’esterno. Vergognoso e ingoiato dal degrado nel suo lato nascosto. Alla fine di marzo le bombolette della Edf Crew, in particolari dei writers Nico “Lopez” Burchi e Daniele “Umberto Staila” Orlandi hanno smesso di spruzzare vernice sulla facciata dell’istituto superiore dismesso nel 2012, regalando alla città un murale suggestivo, con Don Chisciotte e Sancho Panza protagonisti.

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Don Chisciotte sulla facciata dell’ex Ipsia

Pomeriggio di festa ieri per l’inaugurazione del murale (un gigantesco Don Chisciotte) realizzato dalla Elektro Domestik Force (Edf Crew) sulla facciata dell’ex Ipsia in via I Maggio a Pontedera. L’op...

Un trionfo per il Comune, raggiante per aver abbellito le pareti dello stabile abbandonato. Quando si fanno le pulizie, però, non si può nascondere la polvere sotto al tappeto. Perché prima torna a farsi vedere, più di prima. Il cortile interno dell’ex professionale è una giungla. Sì, è vero, qui la competenza passa alla Provincia. Ma al di là di ogni esercizio istituzionale e burocratico, c’è una situazione disastrosa da risolvere. In fretta. Per tanti motivi. In primis perché l’ex Ipsia sorge a due passi dal centro città, in via Primo Maggio, a pochi metri da condomini, supermercati e altre attività. E poi perché tutta la sporcizia presente nell’area esterna della scuola rappresenta un serio pericolo igienico sanitario. Nessuno vuol lanciare un allarme che non esiste. E non c’è niente di segreto. Basta farsi due passi in direzione della stazione, imboccare via Manzoni e affacciarsi dal cancello che un tempo era una delle entrate dell’istituto. Gli alberi al centro del cortile non sono potati e sono pericolosi, coi loro rami, per chi passeggia costeggiando la scuola. L’erba è altissima, anche più di un metro e mezzo in alcuni punti. Di fianco alla porta che conduce dentro l’edificio ci sono i resti di alcuni sfalci accatastati a formare una montagna indecorosa. E sulla parte più nascosta del cortile ci sono addirittura dei sacchi dell’immondizia abbandonati. L’habitat perfetto per insetti, ratti e serpi.

Non c’è nulla di male nel decorare la città coi colori di artisti giovani, bravi e pieni di idee. Ben vengano i murales, forma d’arte che dona nuova vita anche al più grigio dei fabbricati. Ma oltre alla facciata c’è dell’altro. C’è la salute dei residenti da tutelare, c’è un’immagine della città da rendere quantomeno accettabile. Il gioco delle competenze è spesso al centro di situazioni simili a quella dell’ex Ipsia. “Devi farlo tu”, “No, è di tua competenza”. Basta. Un po’di buon senso, un dialogo serio e tanto olio di gomito per ripulire la vecchia scuola. Questo sarebbe necessario per cancellare lo schifo che oggi si snoda dove un tempo passavano la ricreazione gli studenti. E una parte delle officine dell’ex Ipsia è ancora utilizzata dagli studenti del villaggio scolastico. Così non va. Al di là delle colpe e degli uffici. Riqualificare la città non è soltanto colorarla.

Neppure la fantasia di Don Chisciotte, che vedeva nei mulini a vento giganti da combattere, riuscirebbe a correggere l’incuria all’interno dell’ex Ipsia. Un primo passo è stato fatto. Ora ne serve un altro. Più impegnativo, più importante e soprattutto doveroso nei confronti di tutta quella gente che ogni giorno apre la finestra di casa e si trova di fronte a uno spettacolo osceno, fatto di immondizia e vegetazione selvaggia. E poi magari un’altra bella festa. Come quella organizzata per l’inaugurazione del murale. Per festeggiare il completamento di un percorso di riqualificazione che, per il momento, lo dicono le immagini, non è neppure a metà.

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