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Grazia Lizzio ricorda il padre ucciso dalla mafia

Pontedera: la figlia del poliziotto antiracket freddato nel 1992 a Catania ha incontrato gli studenti e le istituzioni. "Il Tirreno" media partner dell'evento organizzato da Anps e Libera

PONTEDERA. «Ho cercato per tanti anni gli occhi di chi ha ucciso mio padre. Sono anche gli occhi che hanno incontrato il suo sguardo per l’ultima volta. Quell’uomo è l’assassino di mio padre e io non posso perdonarlo».

Grazia Lizzio, figlia di Giovanni Lizzio, poliziotto dell’antiracket della questura di Catania ucciso dalla mafia nell’estate del 1992, fa dell’impegno e della testimonianza una ragione per mantenere vivo il ricordo del genitore e insegnare alle nuove generazioni – «Porto in campo il mio dolore» – che è necessario impegnarsi, respingere una certa mentalità, un certo modo di pensare. Perché la mafia non è soltanto racket ed estorsioni: è un atteggiamento.

Della sua esperienza di figlia e di famiglia travolta dal dolore perché qualcuno ha premuto il grilletto e ha ucciso il padre, Grazia ha parlato ieri pomeriggio nell’auditorium del Museo Piaggio di Pontedera davanti a una numerosa platea, alla presenza del prefetto di Pisa, Angela Pagliuca, del sindaco Simone Millozzi, del questore di Pisa, Paolo Rossi, dell’ex questore di Pisa, Alberto Francini, ora in servizio a Catania, una città che è cambiata da quel lontano 1992. Da allora la mafia si è trasformata, ha fatto affari e investito in settori importanti dell’economia. All’incontro di ieri c’erano anche i vertici di tutte le forze dell’ordine cittadine.

L’evento è stato organizzato dall’Associazione Nazionale della Polizia di Stato (Anps) grazie a Calogero Pace ed Eugenio Leone, e da “Libera”, mentre “Il Tirreno” ha avuto il ruolo di media partner (presente la giornalista Sabrina Chiellini).

Sul no secco di fronte al pentimento, ai carnefici che cercano di passare per vittime, don Armando Zappolini ha concordato sul fatto che di «fronte al dolore di una mamma e di una figlia ci possiamo soltanto mettere in ginocchio».

Prima degli impegni del pomeriggio, Grazia Lizzio aveva trascorso alcune ore con i ragazzi degli istituti scolastici superiori. «Ho fatto molti incontri nelle scuole, prevalentemente in Sicilia – ha detto la donna – Ho trovato una vicinanza da parte degli studenti davvero importante per la mia battaglia». Battaglia legata anche a una targa commemorativa del padre che «dopo anni è stata messa» a Catania.

Toccante il momento in cui al mattino (e nel pomeriggio al Museo Piaggio) Grazia Lizzio ha parlato con Calogero Pace, ex commissario di polizia a Pontedera, presidente dell’Anps, nonché compagno di corso e collega di Giovanni Lizzio negli anni Sessanta. «Erano anni duri per noi poliziotti, erano gli anni della contestazione studentesca e degli scioperi operai in una metropoli come Milano – ha ricordato Pace – Poi la mia strada e quella di Giovanni si divisero. Fino a quando un collega mi dette la terribile notizia».

Impossibile trattenere

le lacrime.

Si è parlato anche del presidio di “Libera”, di cui fanno parte giovani attivi contro le mafie e al fianco di chi ha bisogno. Una giornata di commozione, chiusa dall’abbraccio di un cittadino che dalla platea ha raggiunto Grazia. L’abbraccio di una città.
 

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