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Ex imprenditore apre ristorante gestito da disabili

Pontedera: vi lavoreranno quattro giovani tra cucina e sala. L’inaugurazione giovedì 15 febbraio in via XX Settembre

PONTEDERA. Ai tavoli verranno servite prelibatezze del territorio. La saracinesca rimarrà alzata dal lunedì al sabato, a pranzo e a cena, in via XX Settembre. L’inaugurazione si terrà giovedì 15 febbraio alle 18. Un nuovo ristorante sbarca in città. Un luogo per gli amanti del gusto toscano, ma soprattutto un luogo d’integrazione e socializzazione per ragazzi e ragazze svantaggiati. Il locale si chiamerà “La Botteguccia” ed è il frutto della passione e dell’impegno nel sociale di Marco Casalini, ex imprenditore che nel 2015 ha scelto di svestire i panni di uomo d’affari per dedicarsi totalmente a progetti d’inclusione per giovani con disabilità.

Casalini ha già dato vita a un convitto nel centro di Pontedera, ma ora è pronto ad alzare il sipario su un progetto totalmente diverso. «Il fondo non è grande – spiega Casalini – ma conta comunque una quarantina di posti a sedere. Nel ristorante lavoreranno due cuoche, una cameriera e quattro ragazzi con disabilità. Si alterneranno attraverso dei turni e saranno impegnati in modo concreto nella gestione dell’attività». L’investimento di Marco Casalini si aggira attorno ai 150mila euro. «Tutto sommato abbiamo speso poco, perché siamo riusciti a contenere molte spese. La cucina e l’arredamento li abbiamo acquistati su internet, abbattendo il prezzo in maniera drastica rispetto ai fornitori tradizionali. I lavori all’interno del locale, invece – racconta ancora l’ex imprenditore – li abbiamo portati avanti per la maggior parte da soli, senza coinvolgere ditte esterne. Ci siamo dati da fare, ma il risultato finale ripaga i nostri sforzi».

Una delle sale interne del nuovo...
Una delle sale interne del nuovo locale di Pontedera (Foto Franco Silvi)

“La Botteguccia” sembra una casa nel bosco. Interni prevalentemente in legno, arredamento minimale ma originale, piccole dimensioni degli spazi. Un luogo in cui ci si sente a casa, e che dovrà far sentire a casa anche i ragazzi impegnati nel progetto: «Per loro sarà importante sentirsi in un ambiente familiare – dice ancora Casalini – perché solo se si sentiranno a loro agio potranno dare il meglio». Il ristorante sarà gestito dalla cooperativa “Il giardino dei semplici” ed è stato realizzato dalla fondazione “Il gabbiano blu”, di cui Casalini è presidente. I giovani svantaggiati che lavoreranno nel ristorante verranno retribuiti grazie a fondi stanziati dall’Unione Europea. «Anche garantire loro uno stipendio significa aumentare il senso di responsabilità. Alcuni lavoreranno in sala, altri in cucina».

Una sala interna della Botteguccia...
Una sala interna della Botteguccia (Foto Franco Silvi)

Buona qualità del cibo, e soprattutto prezzi contenuti. «Perché l’importante è che l’attività abbia una rendita. Si tratta di un progetto sociale, è vero – prosegue Casalini – ma deve comunque reggersi in piedi da solo, anche per la soddisfazione dei ragazzi. Il menù dei pranzi sarà al di sotto dei dieci euro, mentre il tipo di offerta cambierà per cena, ma sempre in un’ottica di prezzi accessibili a tutti». Una scelta di vita, quella di Casalini, che ha anche aperto due uffici della fondazione “Il gabbiano blu”, entrambi in centro. Servono per coordinare e potenziare le attività al servizio dei ragazzi bisognosi di attenzioni, ascolto e, soprattutto, di affetto.

«La sede principale della fondazione è in via Verne, mentre a poca distanza ho rilevato e ristrutturato un piccolo fondo che servirà per i colloqui dei ragazzi con gli psicologi. Credo in quello che faccio – sottolinea l’ex imprenditore – e sono soddisfatto di come stanno andando le cose, anche e in modo particolare grazie a tutte le persone che collaborano con noi, dai genitori dei ragazzi ai volontari». Così, dove prima c’era uno spazio vuoto e chiuso a chiave, oggi è pronto ad aprire i battenti un ristorante speciale, con tanto di ampio gazebo esterno, chiuso e riscaldato. «Ringrazio l’amministrazione comunale per aver creduto nel progetto e averlo sostenuto – conclude Casalini – rilasciando i permessi necessari alla realizzazione del locale. È un sogno che si avvera».

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