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Sul colle più alto svetta il parco archeologico

Marti: L’area è stata valorizzata con un investimento di mezzo milione cofinanziato dalla Regione

MARTI. Arrivare fino in cima per tanti è stata una sorpresa. Lo sguardo spazia in ogni direzione, dominando il Valdarno e la Valdera fino a spingersi verso la costa, i Monti pisani e le colline sanminiatesi, a dimostrazione dell’incredibile posizione strategica di un colle scelto già dagli etruschi. È il colle più alto dell’abitato di Marti, il cosiddetto Bastione, finalmente recuperato e reso fruibile dopo i lavori di sistemazione che, da domenica 7 gennaio, hanno dato vita al parco archeologico e al vicino Antiquarium a servizio della frazione di Montopoli.

Per il taglio del nastro, con il sindaco Giovanni Capecchi e il resto della giunta, c’erano anche i consiglieri regionali Andrea Pieroni, Antonio Mazzeo e Alessandra Nardini, insieme al presidente del consiglio regionale Eugenio Giani, letteralmente catturato dalla storia e dalle vicende di un fortilizio che non esiste più.

Abitato fin dall’epoca etrusca, come dimostrano le ceramiche trovate in sommità e la cosiddetta Tomba di Gina scoperta ai piedi di colle, il Bastione fu occupato nel Medioevo da un castello della famiglia Upezzinghi, per poi diventare il più orientale avamposto della Repubblica di Pisa, quasi in faccia alle mura di Montopoli prima lucchese e poi fiorentina, fino ad essere smantellato pezzo a pezzo, per ordine di Firenze, dopo la seconda e definitiva sottomissione dei pisani agli inizi del ’500.

Rimasto abbandonato per secoli, il Bastione fu indagato nei primi anni 2000 dal gruppo archeologico locale guidato dall’indimenticata Daniela Pagni, con la scoperta di una fornace medievale e alcuni resti delle cortine murarie.

«Se ci fossero risorse qui, ci sarebbe ancora tanto da scavare – ha detto Monica Baldassarri, direttrice del museo di Montopoli, al presidente Giani –. L’obiettivo di questi lavori, intanto, è stato mettere in sicurezza e rendere fruibile quello che è stato trovato».

L’intervento, per un importo di 495mila euro coperto al 60% dalla Regione, ha permesso di mettere in sicurezza le emergenze archeologiche e i sentieri per salire sul colle. Allo stesso tempo sono stati restaurati i vecchi lavatoi di Fontevecchia, nella valle alle spalle del circolo, insieme alla creazione del cosiddetto Antiquarium in un immobile del borgo: un edificio su due piani dove si trova anche una sala riunioni al servizio del paese.

«Qui saranno portati i reperti rinvenuti a Marti – ha spiegato Capecchi – con l’obiettivo di organizzare laboratori per le scuole e i turisti. I lavori al Bastione, invece, non hanno certo restituito l’antico fortilizio, ma chi ricorda in che condizioni si trovava l’area non può che essere contento».

«Il recupero

della memoria è lo strumento che fa sentire unita una comunità – ha aggiunto Giani –. Oggi segniamo un punto di svolta, perché questa sistemazione può diventare un’attrattiva turistica. In vista della prossima Giornata degli Etruschi possiamo impegnarci per valorizzarla».
 

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