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il caso

Un operaio aggredito: «Non voleva pagare, ci ha picchiato» - Video

Santa Croce sull'Arno, parla uno dei lavoratori che hanno denunciato due imprenditori: «In quella fabbrica costretti a lavorare come bestie»

"Mio figlio aggredito da sei persone" Parla il padre del senegalese aggredito: "Mio figlio lavorava a nero per un'azienda del settore conciario nonostante fosse regolare in Italia. Poi il datore di lavoro l'ha mandato via senza pagarlo, lui allora è andato sul posto con altri per chiedere i soldi e è scoppiata la discussione"" (Intervista di Sabrina Chiellini, video Franco Silvi)

SANTA CROCE. Cheikh Mbodc ha quasi 20 anni e vive in Italia da quando era un bambino. È arrivato insieme al padre Malick, 56 anni, dal Senegal, a Santa Croce quando il figlio aveva pochi mesi, per lavorare nel settore delle concerie. E così è stato per il giovane, anche se questi non sono tempi facili e il lavoro non c’è. Così Cheikh si accontenta di lavori saltuari anche a tempo determinato. È iniziata così, con ragazzi che cercano un’occupazione, la drammatica esperienza che si è conclusa con il pestaggio avvenuto la scorsa settimana, nella zona di via IV novembre, ai danni del 20enne e di un connazionale, entrambi finiti all’ospedale.

A dare l’allarme, attivando ambulanza e carabinieri, sarebbe stata una cittadina, anche lei senegalese, che praticamente li ha salvati dalle grinfie degli autori di quella che ha tutta l’aria di essere stata una spedizione punitiva, almeno per come è stata raccontata dalle vittime che non hanno avuto paura e hanno messo nero su bianco, in una querela, quello che era successo. Sei persone li hanno accerchiati e li hanno picchiati con spranghe e catene, stando alla querela.

"Non voleva pagare, ci ha picchiato" Il racconto di Cheikh Mbodc, uno dei due operai pestati perché reclamavano il giusto salario da un imprenditore nella zona del Cuoio (Video Franco Silvi) - L'articolo

«Abbiamo lavorato (e l’operaio fa il nome dell’azienda) per alcuni giorni. La prima mezza giornata è stata di prova, senza alcun salario. Poi ci avrebbero pagato al nero, cinque euro all’ora», racconta l’operaio senza nascondersi. Con sè ha anche il referto dell’ospedale. Ci mette la faccia lui e vuole che si faccia giustizia per quello che lui e l’amico sono stati costretti a subire». Quando i due avevano lavorato per alcuni giorni nella fabbrica di proprietà di padre e figlio – si parla di un’azienda conosciuta in tutto il distretto conciario – e vantavano complessivamente un credito di circa mille euro sono stati allontanati dall’azienda. «Il figlio dell’imprenditore – dice Cheikh – ci ha mandato via. La cosa non ci ha sorpreso. In quella fabbrica si lavora in condizioni pessime. Non puoi nemmeno andare in bagno. Non era una condizione accettabile». I problemi però erano solo all’inizio. Perché il titolare dell’azienda di pagarli per le giornate lavorate proprio non voleva saperne. Li aveva sfruttati, stando a quanto è riportato nella denuncia, ed era pronto a salutarli. «Per tante volte siamo tornati alla fabbrica a chiedere i soldi. Ogni volta aveva una scusa diversa e non voleva pagare. Sappiamo che non è la prima volta che si comporta così ma abbiamo tentato di recuperare i nostri soldi», dice quando lo incontriamo in centro a Santa Croce, pronto a raccontare perché è stato picchiato.

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Fino a che, una settimana fa, sono tornati dall’imprenditore e un altro operaio senegalese, che da tanto tempo lavora nell’azienda, si è offerto di anticipare lui i mille euro per chiudere la storia. «State tranquilli, poi recupero io i soldi», questa la sua promessa. Così i due giovani si erano accordati con lui per tornare la sera stessa a prendere il denaro. Ma quando si sono avvicinati alla casa dell’operaio sono stati aggrediti. «Ho visto bene il mio datore di lavoro e il figlio, poi altre quattro persone. Loro sapevano che saremmo andati dal nostro connazionale. Ci hanno picchiato perché non volevano pagare», aggiunge. Se l’altro operaio è riuscito a fuggire, dopo essere stato urtato alla gamba dall’auto usata per la spedizione, Cheikh non è riuscito a mettersi in salvo se non quando i passanti e la testimone hanno dato l’allarme. «Non ho paura a denunciare – dice – questa è la verità». E se gli chiedi se è a conoscenza di situazioni di sfruttamento e lavoro al nero il giovane scuote la testa e dice un no secco. Come il padre, Malick, tra i primi ad arrivare sul luogo del pestaggio e che conferma la stessa versione dei fatti. «Si sono trovati in una situazione incredibile. Mio figlio era per terra, aveva alcune ferite».

Il giovane è stato medicato all’ospedale e dimesso con una prognosi iniziale di 8 giorni. Ma i dolori per le percosse si fanno ancora sentire. I carabinieri sono al lavoro per identificare tutti gli autori dell’aggressione. Ma l’episodio offre tanti spunti di intervento a cominciare dai controlli sulle condizioni dei lavoratori di quell’azienda. «Sappiamo di altri casi – dicono alcuni lavoratori – ma poi le denunce sono state ritirate».

 

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