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Invia il curriculum e l'azienda le risponde: «Vuoi soldi per lavorare? Allora non ci interessi»

Castelfranco, la storia di Alessia, project manager in Inghilterra per 14 anni. Tornata in Italia, cerca un posto. «Niente mi poteva preparare a queste risposte»

CASTELFRANCO . «È troppo qualificata per questo lavoro». O «non è la figura che cerchiamo». Oppure l’intramontabile: «le faremo sapere». A chi almeno una volta non è capitato di sentirsi dire qualcosa di simile al termine di un colloquio? Eppure capita che nel nuovo mondo del lavoro ci sia anche chi, cercando figure professionali emergenti, si esprima con parole ben più schiette: «Vuoi i soldi per lavorare? Allora non ci interessa». È quanto accaduto giorni fa ad una giovane di Castelfranco (Pisa), Alessia Matteoli, in uno scambio di mail seguito all’invio di un curriculum: il primo, dopo tanto, in lingua italiana.

Una storia simile a quella di tanti altri giovani italiani quella di Alessia, che per oltre 14 anni ha vissuto e lavorato in Inghilterra. Andata sull’isola ancora giovanissima, «quando ancora era in Europa», si è fatta strada nel campo del project management, occupandosi per anni della pianificazione di progetti nel campo discografico e musicale, con artisti inglesi ed americani; un lavoro creativo, di quelli molto ricercati nella “city”, ma ancora all’avanguardia in gran parte del Belpaese. Poi la decisione di tornare in Italia: la casa, le vecchie amicizie e la ricerca di un nuovo impiego, con tutte le difficoltà del caso.

«Da un po’ di tempo sto cercando nel settore dell’organizzazione di eventi e nella pianificazione di campagne promozionali nello spettacolo – racconta la professionista – ma niente mi poteva preparare a quello che mi è capitato». La risposta al curriculum, proveniente da un responsabile delle risorse umane di una web tv a caccia di personale in Toscana, suonava più o meno così: «Dal suo curriculum è emerso che lei è abituata a lavorare dove ci sono grosse cifre stanziate, budget da amministrare. Troppo facile organizzare in strutture dove ci sono finanziamenti».

E ancora: «Quello che stiamo cercando è altro, una persona che dal nulla sappia organizzare una sfilata, un concorso. Una persona consapevole del fatto che lavora senza fisso mensile, consapevole che tutto dipende dalle sua capacità nel saper trovare sponsor e tutto il necessario per la buona riuscita dello spettacolo».

«Sono rimasta allibita – racconta Alessia – a parte la scarsa professionalità nell’usare certi toni, in pratica si cercava una figura che intanto lavorasse senza percepire alcunché».

La risposta, purtroppo, non si fatta per niente attendere. Ed è stata una spiacevole sorpresa per una donna abituata a ben altri toni quando si parla di lavoro, dopo anni passati in Inghilterra. «Ho voluto sottolineare la grande faccia tosta che si ha ad esprimersi in questo modo. I ritorni dei progetti ci sono quando le basi sono solide e chi ci lavora è messo in condizioni di farlo – spiega Alessia Matteoli – Ho assicurato questi signori che avrei diffuso questa pessima esperienza. Il risultato è stata una telefonata dai

toni minacciosi da parte del titolare. Le professionalità vanno mantenute, questo vorrei che si capisse in Italia e questo vorrei capissero anche i tanti ragazzi che tentano di lavorare in questo settore e a volte si piegano a questo genere di cose».



 

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