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l'inchiesta

Traffico di mezzi militari, preso l'ultimo ricercato

È un somalo residente a Montopoli, considerato il capo dell’organizzazione. Numerose intercettazioni sui “camion smontati” per poi esportarli

PONTEDERA. Lo hanno arrestato nella notte, poche ore dopo che avevano catturato i complici: in manette è così finito anche l’ultimo dei ricercati nell’ambito dell’inchiesta della procura fiorentina su un’organizzazione criminale specializzata nel traffico di mezzi militari dall’Italia alla Somalia. L’uomo, un cittadino somalo, è stato bloccato alla stazione ferroviaria di Firenze Santa Maria Novella, dove era arrivato con un treno da Napoli.

Giovedì mattina la polstrada aveva arrestato con la stessa accusa tre suoi connazionali. Destinatario delle misure cautelari anche un italiano, finito ai domiciliari a Santa Maria a Monte. Il somalo era riuscito a sfuggire alla cattura poiché non era stato trovato nella sua abitazione e aveva evitato di farvi ritorno durante la giornata. Gli investigatori sono riusciti a intercettarlo nel Napoletano e ne hanno monitorato gli spostamenti fino al momento dell’arresto. È quindi stato bloccato alla stazione di Santa Maria Novella, mentre cercava di confondersi tra i passeggeri dopo essere sceso da un treno.

A questo punto gli arrestati sono Salah Farah, 38 anni, considerato figura di spicco dell’organizzazione – nelle intercettazioni viene chiamato “capo” – arrestato nella notte a Firenze, Mehdi Abderahman, 33, anni, residente a Montopoli Valdarno; Mohammed Issa, 33 anni, residente a Pontedera; Ammed Omar, 37 anni, residente a Signa. L’altro giorno erano tutti in carcere tranne il somalo montopolese. Agli arresti domiciliari (può comunicare solo con i familiari e non con l’esterno) Denis Nuti, 45 anni, di Santa Maria a Monte, titolare di una grande officina, la Eurotrck service osservata dalla polizia stradale anche con sorvoli aerei. Il traffico riguarda mezzi militari usciti regolarmente dal parco veicoli dell’Esercito Italiano ma poi riciclati e venduti in piena efficienza, ma illecitamente, in Somalia, paese sotto embargo. Proprio a Santa Maria a Monte, sarebbero avvenuti gli smontaggi dei veicoli, divisi in pezzi poi da imbarcare su container e navi a destinazione finale Mogadiscio, a volte dall’Italia, a volte da Anversa, quando i controlli delle dogane si sono fatti pi stringenti in applicazione del protocollo Rilaia che impone di controllare tutti i container diretti in Somalia. Il gip ha deciso di tenere in libertà gli altri indagati che abitano a Livorno, in tutto sono coinvolte 16 persone, in Austria e a Signa e a Pontedera.

L’indagine è partita un anno da e gli inquirenti con consegne effettuate prevalentemente nei porti di Livorno, Ravenna, Genova oltre che ad Anversa in Belgio, piuttosto che a Gioia Tauro in Calabria.

L’attività degli indagati è stata monitorata con numerose intercettazioni telefoniche durante le quali sia gli arrestati che gli indagati parlavano con grande facilità di mezzi smontati e poi “riciclati” in buona parte nell’officina di Santa Maria a Monte, dove i mezzi militari ricevevano una vernice di copertura per coprire quella originale. A decine le telefonate con cui si scambiavano informazioni sui “camion tagliati” da persone di fiducia e poi fatti passare dalle varie dogane. Nel caso di Nuti, secondo le accuse, in concorso con i somali e con i legali rappresentanti di una società di spedizioni internazionali di Livorno ha organizzato, nel giugno scorso, l’esportazione dal porto di Livorno a Dubai di un veicolo

militare che aveva camuffato con vernice arancione.

Il mezzo venne fermato alla dogana. A quel punto Nuti, secondo le accuse, aveva prodotto una falsa fattura in cui attestava l’avvenuta demilitarizzazione del mezzo anche se non era così, Da quel momento l’indagine è decollata.

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