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Una pontederese nello staff del sindaco di New York

Dalla Valdera agli Stati Uniti: l’avventura della ventitreenne Maria Vittoria Gronchi che lavora insieme a Bill de Blasio

PONTEDERA. Prima la laurea all’Università Bocconi di Milano in Economics and Management, poi uno Study Abroad in Advanced Macroeconomics presso Northwestern University e oggi nello staff del sindaco di New York City, Bill de Blasio, dopo un lavoro per la New York State Assembly. A 23 anni Maria Vittoria Gronchi, pontederese, liceo scientifico Pesenti di Cascina e curriculum di studio molto internazionale, vive a Brooklyn e ha un lavoro nella città dove ha sempre sognato di vivere.

«Per una giovane come me, arrivare ad avere una opportunità di lavoro in un settore di mio interesse, come è quello delle finanze pubbliche e della sanità, nello staff del sindaco di New York City è “il” sogno – ammette con voce da 23enne sicura del fatto suo –. Come è andata? Durante gli studi alla Bocconi che ti consentono di avere un profilo global, tra il secondo e il terzo anno dell’università sono andata a studiare a Shanghai e ho capito quali potevano essere i miei interessi dopo la laurea, posso dire di avere una vera passione per la sanità».

Negli anni dell’università Maria Vittoria è stata anche a Chicago dove è nato l’amore per l’America. E poi a Ginevra dove ha lavorato presso l’Italian Permanent Mission all’Onu. L’occasione per tornare negli States è stata il master in Pubblica amministrazione a cui si è iscritta a Milano. «Il corso prevede un focus sulla sanità e alla fine del primo anno c’era la possibilità di seguire un programma per ottenere una doppia laurea con una università all’estero. Sono stata selezionata – racconta – e così ho continuato a studiare Public Affairs & Policy alla New York State University ad Albany, frequentando un master al Rockefeller College».

Il primo step del master, quello americano, è già concluso. E Maria Vittoria è stata scelta per il discorso agli studenti, a fine corso. «Un’emozione incredibile», ammette. Ed è stato qui che anche la sua famiglia ha cominciato a capire che Maria Vittoria non sarebbe tornata tanto facilmente in Italia, a La Rotta dove abitano i genitori e i fratelli, il padre, Ivo Gronchi, è avvocato.

«Spero che la nostra storia – sono le parole della giovane che si definisce un’anima italiana con un cuore americano – non sia mai finita. Forse un giorno sarò in grado di dire che da immigrata sono diventata cittadina di New York. Chi ha ascoltato il mio discorso già lo sa, io amo questo Paese e in qualche modo mi sento a casa. Difficile che mi senta sola. Ho amici italiani, che studiano qui, e mi basta uscire per strada con le cuffie alle orecchie per sentire la musica mentre passeggio che mi sento felice».

Non importa se il lavoro è impegnativo, niente si costruisce senza fatica. «Ho un incarico nell’agenzia di Finanza di New York. Le giornate possono cambiare rapidamente, come è facile immaginare, come è successo pochi pomeriggi fa in seguito ad un provvedimento varato dal presidente Trump sulla spesa pubblica per molti milioni di dollari».

Posizione buona, stipendio anche. E un lavoro a tempo indeterminato. Dunque, andrà avanti almeno fino a maggio 2018 quando scadrà il permesso di soggiorno della giovane. «Come tutti i lavoratori immigrati dovrò affrontare la lottery», ci fa notare. Ogni anno vengono “estratti” 80mila cittadini il cui datore di lavoro, pagando circa 5mila dollari, ha presentato la richiesta per fare ottenere loro il rinnovo del visto. Nonostante un’occupazione impegnativa la pagina Facebook di Maria Vittoria è come quella di tutti i giovani della sua età. Selfie, storie di vita quotidiana, come è normale che sia alla sua età.

«Ho tolto il cognome dal mio profilo per potermi esprimere liberamente – dice – chi mi conosce sa che sono Maria Vittoria Gronchi, per gli altri il collegamento non è così immediato».

Quando le chiedi se si sente un cervello in fuga dall’Italia, Maria Vittoria si mette a ridere: «Sono qui per scelta, non per obbligo. Se tornassi in Italia, per il tipo di formazione che ho, dovrei comunque cercare in lavoro in una città europea o forse a Milano, che forse è rimasta una città meritocratica. In Italia c’è il rischio che se hai 23 anni, come me, non ti prendano in considerazione,

al massimo ti fanno fare le fotocopie...», aggiunge scherzando (ma non troppo). «Il mio obiettivo? Lavorare con impegno, bruciare qualche tappa e poi magari un giorno, quando avrò maturato un’esperienza sufficiente, tornare in Italia e dare il mio contributo ad affrontare i problemi».

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