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il caso

Migranti, per il sindaco «quell’immobile non è idoneo»

Montopoli Valdarno: la struttura ospita 24 migranti ma secondo il Comune non ha i requisiti indispensabili

SAN ROMANO.Ventiquattro persone ospitate in due appartamenti da 90 metri quadri ciascuno, in un immobile che ancora oggi si presenta in stato di cantiere. Tanto basta, al Comune di Montopoli Valdarno, per confermare che l’immobile di San Romano non è idoneo ad ospitare 24 migranti.
Sono queste le conclusioni degli uffici comunali dopo il controllo effettuato il 22 giugno nell’immobile preso in gestione dalla Multicons, la cooperativa di Montelupo Fiorentino che ha partecipato ad uno dei bandi della Prefettura per gestire l’accoglienza dei migranti.

«Il Comune di Montopoli è tradizionalmente accogliente – dice il sindaco Giovanni Capecchi –: abbiamo iniziato ad ospitare migranti nel 2011 e da allora abbiamo continuato a farlo in collaborazione con la Società della Salute, la cooperativa La Pietra d’Angolo e la Prefettura, fino a raggiungere ben 60 presenze: un profugo ogni 185 abitanti. In questi anni siamo arrivati alla conclusione che l’accoglienza diffusa, in piccoli gruppi, sia il metodo migliore. Questa procedura si è interrotta quando a seguito di un bando della Prefettura sono stati collocati sul territorio, senza alcun preavviso, altri 24 migranti. Al di là del metodo che non condividiamo, perché convinti che il coinvolgimento degli enti locali sia indispensabile, crediamo che la vicenda presenti alcune problematiche, perché gli immobili individuati, secondo noi, non posseggono i requisiti essenziali per ospitare 24 persone».

Da qui il controllo e la contestazione al gestore: «Perché al momento dell’ingresso dei migranti e a tutt’oggi – sottolinea Capecchi – la struttura è ancora allo stato di cantiere. Inoltre, con l’inserimento di un così alto numero di persone e con le modifiche apportate, i due appartamenti hanno assunto caratteristiche ricettive senza alcuna autorizzazione

in merito. Se queste incongruenze sono evidenti attualmente, a maggior ragione lo erano al momento della partecipazione al bando. Ci riserviamo di chiarire anche questi aspetti. L’intento non è respingere queste persone, ma accoglierle in modo dignitoso».

 

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