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Perde al gioco e picchia moglie e figlio

Perde al gioco e picchia moglie e figlio

Guai per un giovane che è affetto da ludopatia. Vittime delle angherie la moglie, il figlio e il padre. La donna ha comunque cercato di aiutare il marito il quale si dice pronto a cambiare atteggiamenti

PONTEDERA. Una storia di violenze domestiche resa ancora più complicata dal fatto che l’uomo, accusato di picchiare la moglie e il figlio, è anche vittima della ludopatia. E proprio questa smania per il gioco lo porta a perdere ingenti somme di denaro creando una serie di disagi a catena.

A dare la notizia dell’ennesima storia di maltrattamenti in famiglia è la polizia di Pontedera. Ancora un’applicazione a Pontedera della normativa contro le molestie sessuali e familiari, la legge 11 del 23 febbraio 2009 che punisce lo stalking (gli atti persecutori), spiega il dirigente del commissariato, Luigi Fezza.

A essere stato costretto ad abbandonare l’abitazione familiare è stato un 26enne straniero, in possesso di regolare permesso di soggiorno, operaio. L’uomo è stato indagato e ritenuto autore di ripetuti maltrattamenti ai danni della moglie, del figlio in tenera età e del padre, tutti residenti in città e nella medesima abitazione.

Secondo gli inquirenti, le violenze familiari si sono protratte per diverso tempo fino a che la donna e il padre lo hanno denunciato. Ma a fare scoprire una situazione di disagio sono stati i segni di percosse trovati sul corpo del figlio minorenne. A quel punto la donna e poi anche il nonno del bambino si sono decisi a raccontare le loro sofferenze, dovute ai sempre più frequenti litigi in famiglia che hanno come causa anche lo stato d’animo dell’operaio, stressato dalla malattia per le scommesse alle macchinette elettroniche. Dopo che la polizia, informata dai sanitari dell’ospedale che avevano visto segni sospetti addosso al bambino, ha effettuato le prime indagini è stata confermata una situazione di grande disagio familiare.

Nei confronti dell’uomo è stata richiesta e ottenuta la misura cautelare dell’allontanamento dalla casa coniugale con divieto di avvicinarsi al domicilio della famiglia. Dopo il provvedimento, che è stato notificato in questi giorni, la donna avrebbe cercato di aiutare il marito. Forse convinta dalle promesse dell’uomo

che si dice pronto a cambiare, la vittima delle violenze domestiche si sarebbe detta disposta anche ad accogliere l’uomo di nuovo in casa. Se l’operaio si trovasse nella condizione di violare il divieto di avvicinamento, rischierebbe una misura ancora più severa.(s.c.)
 

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