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Morte sul lavoro al teatro di Pontedera, c'è un indagato

Pontedera, è il titolare della ditta per la quale lavorava l'operaio rimasto sotto le scenografie. Omicidio colposo l'ipotesi di reato

PONTEDERA. Lavorava al nero, senza copertura assicurativa e senza alcuna tutela, Errico Formisano, l’operaio di 37 anni (era nato a Torre del Greco il 30 luglio 1979) morto giovedì pomeriggio travolto dalle scenografie di “Medea”, spettacolo prodotto e distribuito dal Teatro stabile di Napoli e dalla Fondazione Teatro della Toscana, con la regia di Gabriele Lavia. I carabinieri di Pontedera, intervenuti insieme al personale del dipartimento di prevenzione dell’Asl (medicina del lavoro) subito dopo la tragedia, hanno avuto molte difficoltà, considerato anche le reticenze di chi si è trovato a dover ammettere una scomoda verità, nel ricostruire il rapporto di lavoro che l’operaio aveva con l’azienda “Liberato Massimo srl” di San Giorgio a Cremano, una delle più conosciute nel settore dei trasporti per i teatri. In passato la vittima aveva svolto molti altri lavori a tempo determinato, ma da almeno tre anni, stando alle dichiarazioni delle persone che i carabinieri hanno sentito in questi giorni, lavorava in maniera continuativa per l’azienda di San Giorgio a Cremano, anche se non per tutti i periodi il rapporto di lavoro risulta con una formale assunzione e quindi regolarizzato. Di conseguenza, ora che la tragedia ha portato alla luce alcune irregolarità nella gestione, i carabinieri hanno inviato una segnalazione all’ispettorato del lavoro campano per le verifiche di loro competenza.

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Il titolare dell’azienda “Liberato Massimo” è stato invece raggiunto da un avviso di garanzia e indagato per il reato di omicidio colposo. Questo in vista dell’autopsia sulla salma dell’operaio che è prevista domani all’istituto di medicina legale a Pisa. L’imprenditore indagato potrà nominare un medico legale di fiducia che partecipi alle operazioni del consulente del pubblico ministero incaricato di fare luce sulle cause della morte sul lavoro. Le pesanti scenografie che erano caricate su un camion non erano state ben ancorate e, quando la vittima ha cominciato le operazioni di scarico, che invece avrebbe dovuto effettuare insieme ad altri colleghi, è stato travolto e ucciso dall’enorme peso. I pannelli lo hanno spinto prima per terra, contro la “parete” del camion, e poi si sono fermati sotto il suo mento, così da soffocarlo. Ogni soccorso è stato quindi inutile. La ditta di trasporti era stata a Como a prendere gli allestimenti dello spettacolo e doveva scaricarli a Pontedera nel magazzino che fino a poco tempo fa era del Teatro di Pontedera e che ora è della Fondazione Teatro della Toscana, nata dall’unione del teatro pontederese con La Pergola di Firenze.

Che la posizione della vittima, per quanto riguarda contributi e contratti, potesse non essere regolare era stato ipotizzato già nei minuti successivi alla tragedia. Lentamente, poi, la verità è emersa. L’operaio, che abitava ad Ercolano, di fatto aveva una collaborazione con l’impresa “Liberato Massimo”, anche se dai resoconti del pagamento di stipendi e contributi non risulta la continuità formale del rapporto. Ci sono poi aspetti dell’inchiesta che riguardano la sicurezza nei luoghi di lavoro: anche questi sono al vaglio di carabinieri e Asl.
 

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