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lavoro e sicurezza

Infortuni mortali, la provincia di Pisa al secondo posto

Nel 2015 sedici le persone che hanno perso la vita mentre lavoravano. Braccini (Fiom Cgil): "Manca la prevenzione"

PONTEDERA. La provincia di Pisa è la seconda in Toscana per morti sul lavoro nel 2015. Lo dicono i numeri dell'Osservatorio sulla sicurezza del lavoro Vega Engineering, pubblicati sul sito della Cgil. Sul territorio provinciale l'anno scorso sono morte 16 persone in circostanze legate al lavoro. Un dato eguagliato da Lucca e superato soltanto da Firenze, con 22 decessi. Cifre che dipingono un quadro drammatico in Toscana, terza regione in Italia per morti bianche (69), dopo la Lombardia (124) e la Campania (87). E se il 2015 è stato un anno da dimenticare a livello regionale, e provinciale, per quanto riguarda la sicurezza sul lavoro, il 2016 non si è aperto nel migliore dei modi. Giovedì, infatti, Errico Formisano, operaio 37enne originario di Torre del Greco e residente a Ercolano, in provincia di Napoli, è morto a Pontedera mentre stava scaricando alcuni pannelli per la scenografia dello spettacolo "Medea", diretto da Gabriele Lavia e prodotto dalla Fondazione Teatro della Toscana e il Teatro Stabile di Napoli.

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I numeri. I decessi sul lavoro nel 2015 sono aumentati del 43% in Toscana, rispetto all'anno precedente. Dai 76 casi del 2014 ai 109 dell'anno conclusosi soltanto poco più di due mesi fa. La provincia di Firenze guida la triste classifica di morti bianche con 22 vittime totali. Di queste, 8 sono decedute in seguito a un infortunio in itinere. Il territorio pisano segue con 16 decessi, 5 dei quali in itinere. Stesso numero di morti anche per quanto riguarda Lucca: in questo caso però le vittime in itinere sono 8. Poi Arezzo (13 - 2 in itinere), Grosseto (11 - 1 in itinere), Livorno (10 - 3 in itinere), Siena (8 - 3 in itinere), Massa Carrara (7), Prato e Pistoia (3).
Settori a rischio. L'Osservatorio sulla Sicurezza Vega Enegeneering ha individuato i settori più a rischio per quanto riguarda i decessi sul lavoro. In testa quello delle attività manifatturiere con 14 morti bianche, quindi quello delle costruzioni con 10 casi, il commercio (9) e trasporti e magazzinaggio (8). Pisa resta fuori dalla graduatoria delle provincie per quanto riguarda l'incidenza della mortalità rispetto alla popolazione lavorativa. Voce in cui colpiscono i dati di Grosseto (106,9 %) e Massa Carrara (89,1).

Parla il sindacalista. Le 16 morti bianche in provincia di Pisa nel 2015 rappresentano un dato allarmante. Perché, nell'era della tecnologia che avanza, morire sul lavoro è ancora troppo facile. Pochi controlli e scarsa prevenzione. Queste, secondo il segretario generale della Fiom Toscana Massimo Braccini, sono le principali cause del numero elevato di decessi sul lavoro nell'area pisana. «L'infortunio non è mai un evento fortuito. Il primo pensiero del datore di lavoro deve essere la sicurezza dei suoi operai», spiega Braccini, che prosegue: «Le leggi ci sono, ma mancano i controlli e la prevenzione. La precarietà dilagante nei vari settori lavorativi sicuramente non aiuta a prevenire vittime sul lavoro. L'abbassamento dei livelli di tutela dei lavoratori contribuisce a intimorire quest'ultimi che, di conseguenza, non denunciano le condizioni pericolose in cui spesso sono costretti a operare». Chi decide di investire nella sicurezza dei dipendenti quasi sempre migliora la qualità del prodotto finito: «Nella mia esperienza ho imparato che le aziende più attente ai propri dipendenti sono anche quelle con i bilanci migliori», spiega ancora Braccini, che conclude puntando il dito contro la pratica dei sub-appalti: «Le imprese cercano di abbassare i costi di produzione per risultare appetibili nell'ambito dei sub-appalti. La sicurezza magari è garantita tra le mura dell'azienda appaltatrice, ma non nei confronti dei lavoratori delle imprese collaboratrici. Le assegnazioni al ribasso non possono ricadere sempre sugli ultimi lavoratori».

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