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Quel macchiatino dell’alabastraio che strega tutti

Quel macchiatino dell’alabastraio che strega il ministro Massimo Bray in visita a Volterra nei giorni scorsi. E che alla Bit di Milano fa breccia sull’assessore regionale al turismo Cristina Scaletti,...

Quel macchiatino dell’alabastraio che strega il ministro Massimo Bray in visita a Volterra nei giorni scorsi. E che alla Bit di Milano fa breccia sull’assessore regionale al turismo Cristina Scaletti, sul sindaco Marco Buselli (beh, lui gioca in casa e c’è abituato) e pure il direttore del centro studi del Touring club italiano Massimiliano Vavassori non si fa scappare la storica creazione del patron Carlo Bigazzi. Dal suo quartier generale degli artisti, quel Caffè rimasto a vigilare sul baratro di via Lungo le Mura, sventola bandiera alcolica alabastrina alla fiera internazionale del turismo. «È una delle bevande che gli alabastrai usavano bere a fine giornata di lavoro, è tipico dei circoli, una delle culle del macchiatino è il circolo Arci Garofano Rosso». Il nome inganna, chi lo prova, a Milano è preparato: allo stand del Consorzio dove Bigazzi “shakera” si svelano gli ingredienti. «Dentro ci sono vino bianco e bitter campari, nella dose di quarto sesti e due sesti, si serve normalmente nel bicchiere che qui a Volterra si chiama riparella», continua Bigazzi. «Nel mio locale è diventata un’usanza grazie ad artisti e artigiani che lo frequentano». Carlo sforna un aneddoto sul ministro Maria Chiara Carrozza,

anche lei in sopralluogo a Volterra dopo la frana del 30 gennaio. «Quando è venuta nel mio locale ha chiesto quale bevanda era comune a quell’ora, le 11 di mattina, in coro e stato risposto macchiatino, ma quando le ho detto gli ingredienti ha optato per un tradizionale caffè macchiato».

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