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Brunale riconsegna la tessera Pd

Dopo una vita a sinistra, l’ex sindaco e senatore dice basta: problemi strutturali, partito da sanare

VOLTERRA. «Il Pd non esiste più in quanto partito, all’interno ci sono persone che vanno avanti senza più ideali né idee, ma solo mosse da ragioni di potere e arrivismo». «Non è solo un’incapacità di una segreteria o di un segretario, ma sono tutti contro tutti». «Una caduta strutturale insopportabile e inaccettabile per uno come me che ha vissuto dentro quelle istituzioni e sa cosa significa fare il parlamentare». Una delusione dopo l’altra. Amarezza, mista a rabbia che matura in una decisione drastica, quella di riconsegnare mezzo secolo di tessera Pd: lui è Giovanni Brunale, ex sindaco di Volterra e senatore. Una roccia da sempre della sinistra italiana, che all’età di 65 anni si sgretola, sotto i colpi di un panorama dove non riesce più ad indentificarsi nelle scelte politiche dei “suoi”. Al momento ex. Un distacco sofferto. «Ho passato una notte insonne – si racconta – era la sera della proposta di Romano Prodi come presidente della Repubblica, proposta che oltre cento democratici hanno bocciato, dimostrando di non avere una linea di comportamento neppure davanti a un’Italia che sta vivendo una situazione così drammatica». Brunale si guarda indietro, lui che nel 1963, all’età di 15 anni, si iscrive alla Federazione giovanile comunista e nel 1968 fa il suo ingresso nel Pci. Poi gli incarichi di segretario della sezione di Volterra, da subito aderisce al Pds e poi ai Ds. Fino al 1994, guida il timone del Colle come sindaco della città. Poi il grande salto in parlamento, fino al 2006. «Per me la sinistra è stato un grande amore e come tanti grandi amori possono finire: non vado alla ricerca, ovviamente, di niente e sono disposto a riprendermi la tessera solo se verrà fatta chiarezza e se verrà qualcuno capace di azzerare l’attuale situazione e ripartire». Brunale parla di problemi strutturali. Tanto profondi da riuscire a mettere addirittura il Pdl nelle migliori condizioni. «In questa situazione attuale – rincara – stando fermi il Pdl e Berlusconi sembrano i più affidabili, nei confronti degli italiani, è pazzesco». Sull’elezione del presidente della Repubblica, il Pd ai suoi occhi cade. Così la stima politica nei confronti

di Bersani e dell’apparato tutto. E nel futuro? Esiste una ricetta Brunale? «Se Renzi o chi per lui riuscirà a tornare a dare una struttura al partito, anche io tornerà: sicuramente servirebbe un congresso rifondativo e appena sarà costituito il nuovo governo è questo che il Pd dovrà fare».

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