Quotidiani locali

La dimora storica si offre ai cinesi

L’effetto della crisi: abitazioni e attività commerciali si mettono in vetrina nel primo sito bilingue che tratta col Dragone

PONTEDERA. Commercianti e persone alla disperata ricerca di acquirenti per prime o seconde case: la parola d’ordine, oggi più che mai in provincia di Pisa, è “maimai”. Che in cinese vuol dire “compro-vendo”.

Sono gli imprenditori del Dragone la nuova frontiera degli acquirenti - o l’ultima speranza - e ogni giorno sono sempre di più le attività e le abitazioni del territorio che finiscono nella vetrina bilingue del primo sito italiano per cinesi, con annunci tradotti attraverso gli ideogrammi.

Per adesso sono una quindicina: trattorie, alberghi, bar, ristoranti, alloggi e pure dimore storiche. Su www.vendereaicinesi.it da una parte ci sono le descrizioni in italiano, con tanto di foto e contatto diretto con i proprietari, dall’altra la perfetta traduzione nella lingua di Mao.

Così con ideogrammi e foto si pubblicizza “carinissimo appartamento in centro storico a Lajatico, comodo per città d’arte e mare”: la descrizione è completa e per 98mila euro le quattro mura nel paese del tenore a cinque stelle Andrea Bocelli sono garantite. Pure lo storico bar gelateria di piazza Garibaldi, a Casciana Terme, ci ha messo gli occhi sopra. Dopo 30 anni di attività si propone il passaggio di mano, per 90mila euro, a chi si muove con cash e liquidità in mano.

Spicca tra tutti gli annunci la torre ottocentesca di villa Pappalardo, a Crespina, un’icona per la cittadina delle civette venduta a un milione di euro.

«Da tempo stiamo provando a vendere questo immobile sicuramente particolare senza risultati – spiega il proprietario Claudio Salfati, residente a Livorno –. Vuoi per il prezzo, vuoi per il target a cui si rivolge, non è facile e adesso proviamo la carta Cina: da quando abbiamo messo la nostra inserzione, però, non abbiamo ricevuto alcuna chiamata». Anche il Valdarno ricorre al sito creato da due giovani amici, Simone Toppino, 33enne di Alba, e Alessandro Zhou, 25enne di Milano. «Abbiamo provato a vendere un bar a Santa Croce attraverso tutti i canali tradizionali – dicono dalla famiglia Cacciolato – e adesso stiamo tentando con i cinesi: abbiamo l’annuncio da un paio di mesi, ma per adesso nessun segnale neppure da là».

Intanto, il Crazy bar ha chiuso una settimana fa, nella speranza che qualche imprenditore dagli occhi a mandorla ci metta gli occhi sopra: si vende a 85mila euro, sono 128 metri quadri. E se la difficoltà aguzza l’ingegno, ecco che il gigante economico made in China che pare tra i pochi a resistere alla crisi fa gola.

«Ho trovato questo sito cercando sul web dal momento che non riusciamo a vendere il locale – afferma il proprietario del bar, ristorante, pizzeria “Dumbo” a San Romano – ma per adesso non abbiamo ricevuto segnali positivi neppure dal mercato cinese, solo interessamenti». Per l’attività si chiede qualcosa come 560mila euro. Quanto costa sparare nelle’etere ideogrammatico un annuncio? «L’inserzionista – spiega Toppino – paga solo la traduzione dell’annuncio in cinese, che costa 37,50 euro e noi ci occupiamo di diffondere il tutto». E spiega: «La grande barriera dei cinesi è la lingua, se parlano poco l’italiano leggere

per loro è ancora più complicato». Il sito è online dal 17 gennaio: da quel giorno ad oggi è un vero e proprio boom di annunci e a breve tutti finiranno pure sul sito gemello cinese “maimaiouzhou.com”, per trovare acquirenti proprio in terra madre.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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